Coronavirus: Le banche anticipano l’assegno di cassa integrazione

Coronavirus: le misure per imprese e lavoratori: Photocredit: falco da PixabayBanche, sindacati e Governo hanno concordato che gli istituti bancari potranno anticipare ai lavoratori in CIG parte dell’indennità di cassa integrazione. L’intesa viene in contro alle misure previste dal Cura Italia che hanno allargato il più possibile la platea dei beneficiari di cassa integrazione e assegno ordinario e di cassa integrazione in deroga.

> Cosa prevede il Decreto Cura Italia per imprese, famiglie e lavoratori

Per alleviare le difficoltà economiche di molti lavoratori che, a causa del Coronavirus, sono finiti in cassa integrazione, l’Associazione delle banche italiane (ABI), il Ministero del lavoro e i sindacati hanno siglato un accordo che prevede l’anticipazione al lavoratore di una parte del sussidio da parte degli istituti bancari aderenti.

Per approfindire: Tutti gli aggiornamenti sulle circolari INPS per accedere agli ammortizzatori sociali

Come richiedere alle banche l’anticipazione della cassa integrazione

L'anticipazione dell'indennità di cassa integrazione (sia ordinaria che in deroga) da parte delle banche aderenti "avverrà - è scritto nell’accordo- tramite l'apertura di credito in un conto corrente apposito, se richiesto dalla Banca, per un importo forfettario complessivo pari a 1.400 euro, parametrati a 9 settimane di sospensione a zero ore (ridotto proporzionalmente in caso di durata inferiore), da riproporzionare in caso di rapporto a tempo parziale".

La parte eccedente che spetta al lavoratore sarà poi erogata con l'assegno dell'Inps.

L’accordo è aperto alla "immediata applicazione" da parte di tutte le banche che intendono sostenere l'iniziativa. E proprio alle banche si rivolge l’ABI chiedendo che l’eventuale apertura dell’apposito conto corrente su cui versare l’anticipo (se richiesto dalla banca), avvenga senza spese, in linea con la vocazione “sociale” dell'iniziativa.

L'anticipo spetta a tutti i lavoratori - anche soci lavoratori, lavoratori agricoli e della pesca - destinatari dei trattamenti di integrazione al reddito previsti dal decreto Cura Italia. 

I lavoratori che intendono ricevere l’anticipo, possono rivolgersi direttamente alla propria banca (purché aderente all'iniziativa), ma per telefono. Le pratiche, infatti, saranno gestite “da remoto” per limitare gli accessi in filiale e ridurre i contagi.

L’accordo tra ABI, sindacati e Ministero scadrà il 31 dicembre 2020.

Quali sono gli ammortizzatori sociali disponibili?

Nessuno perderà il lavoro a causa del Coronavirus. Con questo mantra, ripetuto costantemente dal Governo in queste settimane, il Decreto Cura Italia ha stanziato ingenti risorse per tutelare i lavoratori, a cominciare da quelli dipendenti. Il Decreto Cura Italia, infatti, prevede la tutela del reddito dei lavoratori dipendenti tramite i seguenti ammortizzatori sociali:

  • L'utilizzo della Cassa integrazione ordinaria, anche per le imprese che si trovano attualmente in cassa integrazione straordinaria o in assegno di solidarietà. Per questa tipologia di ammortizzatore sono previsti oltre 1,3 miliardi di euro;
  • L’estensione della Cassa integrazione guadagni in deroga (CIGD) a tutta Italia e per tutti i dipendenti, di ogni settore produttivo. Alla CIGD possono ricorrere i datori di lavoro (incluse le aziende con meno di 5 dipendenti) che sospendono o riducono l’attività a seguito dell’emergenza epidemiologica. Alla CIGD sono destinati 3,3 miliardi di euro;
  • L’accesso all’Assegno ordinario anche per i lavoratori dipendenti presso datori di lavoro iscritti al Fondo di integrazione salariale (FIS) che occupano mediamente più di 5 dipendenti. Il FIS riceverà 1,3 miliardi di euro.

Cosa sono la Cassa integrazione ordinaria, l’assegno ordinario e la Cassa integrazione in deroga?

Tra i principali ammortizzatori messi in campo dal Governo per tutelare lavoratori e aziende alle prese con un calo dell’attività, c’è anzitutto la Cassa integrazione guadagni ordinaria (CIGO). 

La CIGO - lo ricordiamo - è un ammortizzatore sociale che integra o sostituisce la retribuzione del lavoratore in caso di sospensione o riduzione dell'attività lavorativa. Essa prevede il versamento da parte dell'INPS di una somma di denaro in favore dei lavoratori la cui retribuzione è diminuita/sospesa a causa di una riduzione dell'attività lavorativa per eventi temporanei non imputabili all'azienda o ai lavoratori. L’importo della CIGO è pari all’80% delle retribuzione che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate.

Alla CIGO si affianca poi l’Assegno ordinario, cioè quell’ammortizzatore sociale erogato dai Fondi di solidarietà che tutti i settori non coperti dalla normativa sull'integrazione salariale devono per forza istituire (ma limitatamente alle imprese con più di 5 dipendenti).  L’assegno ordinario, inoltre, è previsto anche dal Fondo di integrazione salariale (FIS) che coinvolge i datori di lavoro (anche non organizzati in forma d’impresa) che occupano oltre 5 dipendenti e che non hanno costituito fondi di solidarietà bilaterali o fondi di solidarietà bilaterali alternativi.

Infine vi è la Cassa integrazione in deroga (CIGD), cioè quell’ammortizzatore sociale che riguarda tutte le aziende che non rientrano nella normativa sulla cassa integrazione guadagni e che prevede che la presentazione delle domande passi dalle Regioni. 

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Cosa prevede il Decreto Cura Italia sulla Cassa integrazione ordinaria?

Il Decreto Cura Italia ha destinato la CIGO a quei datori di lavoro che nel 2020 sospendono o riducono l’attività lavorativa a causa del Coronavirus. Il Decreto prevede che la durata della CIGO sia di massimo 9 settimane, per periodi decorrenti dal 23 febbraio 2020 al 31 agosto 2020.

Per rendere più snello l’accesso alla CIGO e ampliare il più possibile la platea dei beneficiari, rispetto alle normali procedure il Decreto Cura Italia ha previsto alcune novità tra cui il fatto che:

  • Le aziende non devono fornire alcuna prova in ordine alla transitorietà dell’evento e alla ripresa dell’attività lavorativa né dimostrare la sussistenza del requisito di non imputabilità dell’evento stesso all’imprenditore o ai lavoratori.
  • Il periodo non sarà conteggiato ai fini del calcolo del limite di 1/3 delle ore ordinarie lavorabili nel biennio mobile;
  • Non è necessario stipulare l'accordo sindacale, ordinariamente previsto;
  • Per i lavoratori interessati dall’evento, non occorre che i lavoratori siano in possesso del requisito dell’anzianità di 90 giorni di effettivo lavoro, ma è sufficiente che siano alle dipendenze dell’azienda richiedente alla data del 23 febbraio 2020. Con la Circolare dell'INPS n. 47 del 28 marzo 2020 è stato specificato che sono fatte salve le ipotesi di trasferimento d’azienda (di cui all’articolo 2112 c.c.) e quelle di lavoratori che passino alle dipendenze dell’impresa subentrante nell’appalto, per cui si computa anche il periodo durante il quale i lavoratori stessi sono stati impiegati presso il precedente datore di lavoro;
  • Non è dovuto il pagamento del contributo addizionale;
  • Non si tiene conto dei seguenti limiti: 52 settimane nel biennio mobile; 24 mesi (30 per le imprese del settore edilizia e lapideo) nel quinquennio mobile. Pertanto la Circolare INPS 47 del 28 marzo 2020 specifica che "possono richiedere il trattamento di CIGO con causale “COVID-19 nazionale” anche le aziende che hanno già raggiunto i limiti di cui sopra";
  • I periodi autorizzati con causale “COVID-19 nazionale” sono neutralizzati ai fini di successive richieste di CIGO (ma anche per l'assegno ordinario).

Chi può beneficiare della CIGO?

Nel messaggio n. 1287 del 20 marzo 2020, l’INPS ha elencato le tipologie di imprese e settori che hanno diritto alla CIGO:

  • Imprese industriali manifatturiere, di trasporti, estrattive, di installazione di impianti, produzione e distribuzione dell'energia, acqua e gas;
  • Cooperative di produzione e lavoro che svolgano attività lavorative similari a quella degli operai delle imprese industriali, ad eccezione delle cooperative elencate dal Decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile 1970, n. 602;
  • Imprese dell'industria boschiva, forestale e del tabacco;
  • Cooperative agricole, zootecniche e loro consorzi che esercitano attività di trasformazione, manipolazione e commercializzazione di prodotti agricoli propri per i soli dipendenti con contratto di lavoro a tempo indeterminato; 
  • Imprese addette al noleggio e alla distribuzione dei film e di sviluppo e stampa di pellicola cinematografica; 
  • Imprese industriali per la frangitura delle olive per conto terzi;
  • Imprese produttrici di calcestruzzo preconfezionato;
  • Imprese addette agli impianti elettrici e telefonici;
  • Imprese addette all'armamento ferroviario; 
  • Imprese industriali degli enti pubblici, salvo il caso in cui il capitale sia interamente di proprietà pubblica; 
  • Imprese industriali e artigiane dell'edilizia e affini;
  • Imprese industriali esercenti l'attività di escavazione e/o lavorazione di materiale lapideo;
  • Imprese artigiane che svolgono attività di escavazione e di lavorazione di materiali lapidei, con esclusione di quelle che svolgono tale attività di lavorazione in laboratori con strutture e organizzazione distinte dall'attività di escavazione.

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Come si accede alla CIGO?

La domanda deve essere presentata, con le consuete modalità, entro la fine del quarto mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività lavorativa, utilizzando la nuova causale denominata “COVID-19 nazionale”. 

Per quanto riguarda il termine di decorrenza per fare domanda, l'INPS nel Messaggio 1321 del 23 marzo 2020 ha specificato che:

  • Per gli eventi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa iniziati nel periodo ricompreso tra il 23 febbraio e il 23 marzo, il dies a quo coincide con la data di pubblicazione del messaggio (cioè il 23 marzo). Pertanto, il periodo intercorrente tra la data del 23.2.2020 e il 23.3.2020 è neutralizzato ai predetti fini.
  • Per gli eventi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa verificatisi dal 24 marzo 2020 (giorno successivo alla pubblicazione del messaggio 1321/2020), la decorrenza del termine di presentazione della domanda seguirà le regole ordinarie e, pertanto, è individuata nella data di inizio dell’evento di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa.

A differenza del solito, però, l’azienda non dovrà redigere e presentare in allegato alla domanda la relazione tecnica, ma solo l’elenco dei lavoratori beneficiari. Questo perché, tra le novità introdotte dal Dl Cura Italia, c’è anche quella che prevede che le aziende non debbano fornire prove sulla transitorietà dell’evento e sulla ripresa dell’attività lavorativa né dimostrare la sussistenza del requisito di non imputabilità dell’evento all’imprenditore o ai lavoratori.

Sempre l’INPS, poi, nel suo messaggio n. 1287 del 20 marzo 2020, specifica che possono chiedere l’integrazione salariale per “COVID-19 nazionale”, anche le aziende che hanno già presentato una domanda (o ce l’hanno in corso un’autorizzazione) con un’altra causale. “Il periodo concesso con causale “COVID-19 nazionale” infatti - specifica l’INPS - prevarrà sulla precedente autorizzazione o sulla precedente domanda non ancora definita. Queste ultime saranno annullate d’ufficio per i periodi corrispondenti”.

Per questi ammortizzatori sociali il Decreto Cura Italia ha stanziato in tutto 1 miliardo e 347,2 milioni di euro per l’anno 2020. Esaurite le risorse, l’INPS non accetterà ulteriori domande.

La Circolare dell'INPS n. 47 del 28 marzo 2020 ha inoltre specificato che, su richiesta dell'impresa, è possibile anche il pagamento diretto.

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Cosa prevede il Decreto Cura Italia per l’Assegno ordinario?

Rispetto alla consueta disciplina dell’Assegno ordinario, il Decreto Cura Italia ha previsto una serie di novità che rendono più veloce l’accesso allo strumento. Ecco quali sono:

  • Anzitutto, in deroga alla disciplina ordinaria, la domanda potrà essere presentata entro la fine del quarto mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell'attività lavorativa;
  • Inoltre il pagamento del contributo addizionale non è dovuto; 
  • Non si tiene conto, poi, del tetto contributivo aziendale
  • E non si tiene conto neanche dei seguenti limiti: 52 settimane nel biennio mobile (o delle 26 settimane nel biennio mobile per il Fondo di integrazione salariale FIS); 24 mesi nel quinquennio mobile; Il limite di 1/3 delle ore lavorabili. Pertanto la Circolare INPS 47 del 28 marzo 2020 specifica che "possono richiedere il trattamento di assegno ordinario con causale “COVID-19 nazionale” anche le aziende che hanno già raggiunto i limiti di cui sopra";
  • Infine i periodi autorizzati, sono neutralizzati in caso di successive richieste; 

Come per la CIGO, inoltre, non occorre che i lavoratori siano in possesso del requisito dell’anzianità di 90 giorni di effettivo lavoro, ma è solo sufficiente che siano alle dipendenze dell’azienda richiedente alla data del 23 febbraio 2020. Quanto previsto dalla Circolare dell'INPS n. 47 del 28 marzo 2020 per la CIGo sulle ipotesi di trasferimento d’azienda e sui lavoratori che passano alle dipendenze dell’impresa subentrante nell’appalto, valgono anche per l'assegno ordinario.

Chi può beneficiare dell’Assegno ordinario?

Come già illustrato, l’Assegno ordinario è una prestazione di integrazione salariale erogata - nei casi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa - in favore dei lavoratori dipendenti di datori di lavoro rientranti nel campo di applicazione dei Fondi di solidarietà e del Fondo di integrazione salariale.

Pertanto per il Fondo di integrazione salariale (FIS) i beneficiari sono:

  • I lavoratori dipendenti, compresi i lavoratori assunti con contratto di apprendistato professionalizzante e con esclusione dei dirigenti e dei lavoratori a domicilio, impiegati presso datori di lavoro che occupano più di 5 dipendenti; 
  • I datori di lavoro che hanno in corso un assegno di solidarietà possono accedere al trattamento anche per gli stessi lavoratori già beneficiari dell’assegno di solidarietà, a copertura delle ore di lavoro residue che non possono essere prestate per sospensione totale dell’attività. 

Per i Fondi di solidarietà di settore, invece, i beneficiari sono i lavoratori dipendenti (compresi i lavoratori assunti con contratto di apprendistato professionalizzante), esclusi i dirigenti (se non diversamente specificato dai regolamenti dei rispettivi fondi).

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Come si accede all’Assegno ordinario?

L’azienda deve presentare la domanda entro la fine del quarto mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell'attività lavorativa, tramite il portale dell’INPS, seguendo le seguenti istruzioni: Avvalersi dei servizi per “Aziende, consulenti e professionisti”, alla voce “Servizi per aziende e consulenti”, opzione “CIG e Fondi di solidarietà”, selezionando la causale “COVID-19 nazionale”.

La Circolare dell'INPS n. 47 del 28 marzo 2020 ha inoltre specificato che, su richiesta dell'impresa, è possibile anche il pagamento diretto.

Per facilitare le imprese, è previsto che:

  • Alla domanda non si debba allegare nè la scheda causale, né ogni altra documentazione probatoria;
  • Se, inoltre, per accedere all’assegno è previsto l’accordo aziendale, ai fini dell’accoglimento dell’istanza sarà ritenuto valido anche un accordo stipulato in data successiva alla domanda.

Le aziende aderenti, invece, ai Fondi di solidarietà alternativi (artigianato e somministrazione), dovranno presentare la domanda direttamente al Fondo di appartenenza e non all’INPS.

Infine come per la CIGO, anche in questo caso le aziende che hanno già presentato una domanda con altra causale (o ce l’hanno in corso un’autorizzazione), possono comunque fare richiesta di Assegno ordinario con la causale “COVID-19 nazionale”. La precedente domanda sarà infatti annullata d’ufficio, per i periodi corrispondenti.

Nel suo messaggio n. 1287 del 20 marzo 2020, l’INPS ha specificato che:

  • Per le aziende iscritte al FIS, l’accesso avviene nei limiti delle risorse pubbliche stanziate dal decreto, senza l’applicazione di alcun tetto aziendale;
  • Mentre, per quanto riguarda le modalità di pagamento, oltre all’ordinaria modalità di erogazione della prestazione (tramite conguaglio su UNIEMENS), sarà possibile autorizzare il pagamento diretto al lavoratore, senza che il datore di lavoro debba comprovare le difficoltà finanziarie dell’impresa.

Coronavirus e Assegno ordinario

Che succede alle imprese che sono già in Cassa integrazione salariale straordinaria?

Alla CIGO o all’assegno ordinario possono accedere anche quelle imprese che attualmente si trovano già in cassa integrazione straordinaria (CIGS) o che hanno in corso trattamenti di assegni di solidarietà, purchè rientrino tra le categorie di imprese assicurate anche alle integrazioni salariali ordinarie. 

In entrambi i casi la concessione del trattamento ordinario sospende e sostituisce il trattamento già in corso (la CIGS o l’assegno di solidarietà). Inoltre per entrambe le situazioni, la durata massima del trattamento ordinario è di 9 settimane, come per le altre imprese.

Cosa prevede il Decreto Cura Italia per la Cassa integrazione in deroga?

A causa della portata della crisi generata dal Coronavirus, il Decreto Cura Italia ha sostanzialmente disposto l’estensione della Cassa integrazione in deroga (CIGD) all’intero territorio nazionale, a tutti i dipendenti, di tutti i settori produttivi, incluse le imprese con un solo dipendente.

In particolare il Decreto Cura Italia prevede che:

  • La durata massima della CIGD sia di 9 settimane;
  • Ne possono beneficiare i dipendenti in forza dal 23 febbraio 2020 e, come nel caso della CIGO e dell’Assegno ordinario, non si applicano le disposizioni relative al requisito dell’anzianità di effettivo lavoro; 
  • Per i lavoratori che ne beneficiano, è riconosciuta la contribuzione figurativa e i relativi oneri accessori;
  • Inoltre, ai fini del riconoscimento del trattamento, non si applicano nè il contributo addizionale, nè la riduzione in percentuale della relativa misura in caso di proroghe dei trattamenti di cassa integrazione in deroga.

La prestazione - specifica l’INPS - è aggiuntiva rispetto alle disposizioni già adottate per i trattamenti in deroga concessi alle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, e per la cosiddetta “zona rossa”.

Chi può beneficiare della Cassa integrazione in deroga?

Lo strumento si rivolge a tutti i datori di lavoro del settore privato, compreso quello:

  • Agricolo. In questo caso per i lavoratori del settore agricolo, per le ore di fruizione di CIGD (nei limiti previsti), il trattamento è equiparato a “lavoro” ai fini del calcolo delle prestazioni di disoccupazione agricola;
  • Della pesca;
  • Il terzo settore (inclusi gli enti religiosi civilmente riconosciuti).

Ne restano invece esclusi:

  • I datori di lavoro domestico;
  • I datori di lavoro che possono accedere alla CIGO o alle prestazioni garantite dal FIS e dai Fondi di solidarietà.

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Come si accede alla Cassa integrazione in deroga?

Come normalmente previsto per la Cassa integrazione in deroga, le domande devono essere presentate alla Regione (o alla Provincia autonoma) di appartenenza, che le istruiscono secondo l'ordine cronologico di arrivo. A quel punto i decreti regionali di concessione della CIGD, sono trasmessi in 48 ore dalle Regioni all’INPS che provvede all'erogazione delle prestazioni, previa verifica del rispetto dei limiti di spesa.

Per la CIGD, infatti, il Decreto Cura Italia ha disposto un limite di spesa per il 2020 pari a 3.293,2 milioni di euro, superato il quale non vengono più accettate le domande.

La ripartizione di questi fondi tra le Regioni è disposta tramite decreti del Ministero del lavoro. Il 24 marzo la Ministra Catalfo ha annunciato la firma del primo dei tre decreti con cui viene assegnato il riparto dei fondi previsti per la CIGD. Tra gli importi più rilevanti, lascia sapere il Ministero del Lavoro, si segnalano:

  • La Lombardia (198,3 milioni di euro);
  • Il Lazio (144,4 milioni);
  • L'Emilia-Romagna (110,9 milioni);
  • La Sicilia (108,1 milioni);
  • La Puglia (106,5 milioni);
  • La Campania (101,6 milioni);
  • Il Veneto (99 milioni).

Per poter beneficiare dei fondi della CIGD, le Regioni e le Province autonome devono stipulare preventivamente un accordo quadro (anche in via telematica) con le parti sociali, cosa che molte Regioni hanno già fatto.

Nel messaggio 1287 del 20 marzo 2020 l’INPS ha infine illustrato le modalità di pagamento che prevedono esclusivamente il “pagamento diretto”. Il datore di lavoro dovrà pertanto inoltrare il modello “SR 41”.

Con Decreto del Ministero del Lavoro n.3 del 24 marzo 2020 è stato specificato che, nel caso di imprese con unità produttive dislocate in minimo cinque Regioni (aziende Plurilocalizzate), la prestazione sarà concessa con decreto del Ministero del Lavoro mentre l'accordo sindacale andrà pattuito con i sindacati a livello nazionale. Per questa tipologia di imprese, la Circolare n. 47 del 28 marzo 2020 specifica che "a seguito dell’avvenuta emanazione (del provvedimento di concessione da parte del Ministero), l’azienda invia la richiesta di pagamento di CIG in deroga all’INPS sulla piattaforma “CIGWEB” indicando il numero del decreto di concessione. L’INPS, effettuata l’istruttoria, emette l’autorizzazione inviandola all’azienda a mezzo PEC". 

Coronavirus e Cassa integrazione in deroga

Quarantena come malattia e stop ai licenziamenti 

Restando sempre sul fronte “lavoro”, il decreto Cura Italia prevede l'equiparazione del periodo di quarantena a quello della malattia, per tutti i lavoratori privati.

Per tutelare l'occupazione, inoltre, il decreto prevede anche lo stop ai licenziamenti avviati dal 23 febbraio in poi. Con questa misura, il Governo mira infatti a tutelare i livelli occupazionali, intervenendo a fianco di quei lavoratori licenziati a seguito dell'improvviso calo di attività causato dall'emergenza Coronavirus.  

Ma non vengono sospesi solo i licenziamenti avviati dal 23 febbraio. Il Decreto Cura Italia, infatti, ha stabilito anche che tutte le procedure di licenziamento per motivi oggettivi connessi all’emergenza epidemiologica saranno sospese per due mesi. In buona sostanza sono sospesi  per 60 giorni sia i licenziamenti di natura individuale per giustificato motivo oggettivo sia quelli di natura collettiva in caso di procedure avviate dopo 23 febbraio 2020.

Alle misure per gli ammortizzatori sociali e a quelle per il blocco dei licenziamenti, si aggiunge infine l’ampio set di strumenti a favore dei genitori lavoratori. 

> Consulta il Decreto Cura Italia 18-2020

Photocredit: falco da Pixabay

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