Corte Conti Ue - Accordi partenariato facilitano uso fondi europei

Accordi partenariatoSecondo la Corte dei Conti UE gli Accordi di partenariato sono uno strumento utile per concentrare i fondi europei su crescita e occupazione.

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La Corte dei Conti europea ha condotto un’indagine sulla negoziazione, da parte della Commissione Ue, degli accordi di partenariato e dei programmi operativi in materia di coesione per il periodo 2014-2020.

Accordi di partenariato, cosa sono?

Gli accordi di partenariato sono piani di investimento strategici che indicano, per ciascuno Stato membro dell’Ue, le priorità della spesa nazionale per i fondi strutturali e d’investimento europei (SIE) nell’arco di un periodo settennale.

A dicembre 2015 la Commissione Ue aveva negoziato, sulla base degli accordi di partenariato, un totale di 387 programmi operativi (PO) per il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), il Fondo di coesione (FC) e il Fondo sociale europeo (FSE).

Indagine Corte Conti Ue

Attraverso l’indagine la Corte dei Conti europea ha voluto verificare se la Commissione Ue avesse negoziato in maniera adeguata gli accordi di partenariato e i PO in modo da orientare più efficacemente i finanziamenti europei sulle priorità della strategia Europa 2020, affinché gli interventi fossero maggiormente giustificati in termini di necessità di investimento.

L’audit, che ha riguardato il periodo fra dicembre 2013 e dicembre 2015, ha compreso:

  • un’analisi della tempistica relativa ai negoziati e una valutazione delle procedure interne della Commissione Ue per la negoziazione;
  • un’analisi approfondita degli accordi di partenariato e di 14 programmi operativi per cinque Stati membri (Spagna, Irlanda, Croazia, Polonia e Romania).

Le tempistiche dei negoziati

Il Parlamento europeo e il Consiglio hanno adottato il pacchetto legislativo sulla politica di coesione poco prima dell’inizio del periodo di programmazione 2014-2020. Per contribuire ad attenuare l’impatto dell’adozione tardiva dei regolamenti, la Commissione Ue ha avviato negoziati informali con gli Stati membri già a partire dal 2012.

Malgrado alcune difficoltà, il Collegio dei commissari ha adottato i PO entro i termini stabiliti dal regolamento recante disposizioni comuni (RDC) e la durata del processo di adozione di un PO è risultata comparabile, in media, a quella del periodo di programmazione precedente. Tuttavia, a dicembre 2014, era stato adottato solo il 64% dei PO nell’ambito dell’obiettivo “Investimenti a favore della crescita e dell’occupazione”, principalmente a causa dei ritardi nell’adozione del pacchetto legislativo.

I negoziati fra la Commissione Ue e gli Stati membri si sono rivelati più impegnativi rispetto ai periodi precedenti. Le principali difficoltà sono state dovute a requisiti aggiuntivi, come le condizionalità ex-ante o l’obbligo di definire una logica di intervento più esplicita, a problemi informatici e alla necessità di molteplici cicli di approvazione da parte della Commissione Ue. Sono stati registrati, inoltre, problemi di qualità nella stesura iniziale dei documenti di programmazione presentati dagli Stati membri.

Accordi di partenariato e fondi SIE

Gli accordi di partenariato si sono rivelati uno strumento efficace per circoscrivere il finanziamento SIE agli obiettivi tematici e alle priorità di investimento concordate e per sostenere la focalizzazione sulla strategia Europa 2020 in materia di crescita e occupazione.

La Corte sottolinea che per conseguire i risultati strategici stabiliti per il periodo di programmazione 2014-2020 sarà necessario un sostanziale contributo da parte dei bilanci nazionali, in aggiunta alla spesa dei fondi SIE, insieme a misure regolamentari aggiuntive e riforme strutturali.

Programmi operativi e indicatori di performance

Gli auditor della Corte hanno rilevato che il modo in cui sono strutturati i programmi operativi ha condotto ad un aumento significativo del numero di indicatori di performance per le realizzazioni e i risultati, indicatori che devono essere monitorati. Gli Stati membri hanno inoltre la possibilità di definire ulteriori indicatori di realizzazione propri a ciascun programma e di suddividere gli indicatori fra diverse regioni.

Questo numero elevato di indicatori comporterà un onere amministrativo supplementare, evidenzia la Corte, mentre resta da vedere che uso ne faranno gli Stati membri; a causa della diversità di approccio a livello nazionale, gli auditor dubitano che sia possibile aggregare, in maniera significativa, i dati sulla performance. L’aspetto positivo è che una maggiore quantità e qualità dei dati sulla performance concernenti le realizzazioni potrebbero spianare la strada, dopo il 2020, a un bilancio basato maggiormente sulla performance.

Raccomandazioni

Nella relazione la Corte dei Conti ha definito una serie di raccomandazioni rivolte agli Stati membri e alla Commissione Ue.

Gli Stati membri dovrebbero raccogliere i dati per determinare gli effetti degli interventi FESR, fornendo alla Commissione Ue le informazioni finanziarie necessarie per monitorare in maniera efficace il rispetto dei requisiti di concentrazione tematica.

La Commissione Ue, invece, dovrebbe presentare per tempo le proprie proposte legislative relative alla politica di coesione per il periodo successivo al 2020, e fare in modo che gli Stati membri circoscrivano l’impiego dei fondi SIE agli obiettivi tematici.

> Relazione Corte dei Conti Ue

Photo credit: frankieleon via Foter.com / CC BY

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