Cosa prevede la nuova direttiva rinnovabili: il dettaglio su tutte le misure e le ultime novità

Direttiva rinnovabili - Foto di Kelly Lacy da PexelsPresentata nel 2021 nell’ambito del pacchetto Fit for 55 e rafforzata a maggio 2022 da REPowerEU, la revisione della direttiva rinnovabili o direttiva RED è arrivata al giro di boa: mentre l’Europarlamento vorrebbe alzare l’asticella degli obiettivi europei, il Consiglio gioca al ribasso.

Oltre il piano gas: così le rinnovabili possono accelerare l’autonomia energetica italiana e creare lavoro

Ha alle spalle una lunga gestazione la revisione della direttiva RED, la nuova versione della direttiva per aumentare la quota di energia rinnovabile in Europa. Una gestazione resa ancor più lunga dalla guerra in Ucraina e dall’atteggiamento della Russia, che usa il gas e in generale l’energia come leva per mettere in ginocchio l’Unione europea. 

Gli obiettivi della direttiva rinnovabili

La prima proposta di revisione della Renewable Energy Directive risale all’estate del 2021, quando la Commissione ha presentato il pacchetto Fit for 55, il piano per ridurre le emissioni climalteranti del 55% entro il 2030 (rispetto ai livello 1990) e arrivare a zero emissioni al 2050. 

Il Fit for 55 proponeva un target chiaro per le rinnovabili: portare la quota di energia rinnovabile al 40%.

Ma la necessità impellente di rendersi indipendente dal gas russo ha spinto Bruxelles ad alzare l’asticella. Così, a maggio 2022, con REPowerEU la Commissione ha portato al 45% l'obiettivo 2030 per le rinnovabili.

Il target del 45% trova l’appoggio dal Parlamento europeo, mentre il Consiglio ha abbassato l’asticella chiedendo di fissare un obiettivo vincolante a livello dell'UE del 40% di energia da fonti rinnovabili nel mix energetico complessivo entro il 2030 (il dettaglio sul negoziato in fondo all'articolo).

Aree idonee e taglio della burocrazia per le energie rinnovabili

Ma nella direttiva le novità (e i punti più discussi) non riguardano solo il target finale da centrare. 

Per sbloccare i tanti progetti FER frenati dalla troppa burocrazia la Commissione ha inserito un passaggio nella nuova direttiva: garantire che gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, la loro connessione alla rete, la rete stessa o i mezzi di stoccaggio siano considerati “d'interesse pubblico prevalente” per scopi specifici.  

Inoltre è inserito un obbligo per gli Stati membri di adottare uno o più piani che designino “go-to areas” o “zone di riferimento per le energie rinnovabili”, vale a dire zone particolarmente idonee per l'installazione di impianti FER. E prevedeva che i progetti situati in queste aree devono poter contare su iter amministrativi accelerati: 1 anno per le go-to areas, 2 anni per gli altri.

“Gli Stati membri provvedono affinché la procedura autorizzativa non duri più di un anno per i progetti nelle zone di riferimento per le energie rinnovabili. Ove debitamente giustificato in ragione di circostanze straordinarie, il periodo di un anno può essere prorogato di tre mesi al massimo”, si legge nel testo della direttiva.

Tradotto in decisioni concrete, alzare gli obiettivi per le FER e sbloccare le procedure significa agire in misura anche importante su una serie di settori: industria, edilizia, trasporti, sistema elettrico, biomasse e idrogeno. La proposta di revisione della direttiva rinnovabili presentata dalla Commissione europea prevede una serie di aggiustamenti ad hoc per questi settori. 

L’edilizia nella nuova direttiva rinnovabili

La proposta introduce un obiettivo collettivo a livello dell'UE per la quota di rinnovabili negli edifici nel 2030, pari ad almeno il 49% del consumo di energia finale dell'Unione. Per centrare tali target, gli Stati membri dovrebbero:

  • fissare un obiettivo nazionale indicativo al 2030 per la quota di energia rinnovabile (in percentuale sul consumo di energia finale nazionale) nel settore edile nazionale; 
  • stabilire livelli minimi d'uso di energia da fonti rinnovabili negli edifici (con attenzione particolare all'energia solare, in linea con i target fissati dalla strategia UE per il solare);
  • introdurre nella disciplina nazionale in materia edilizia e, dove esistenti, nei regimi di sostegno, misure volte ad aumentare la quota di energia elettrica e di riscaldamento e raffrescamento da fonti rinnovabili nel parco immobiliare (prevedendo per tale settore target specifici, indicati sotto), anche tramite misure volte a incrementare l'autoconsumo, le comunità di energia rinnovabile e lo stoccaggio dell'energia a livello locale in combinazione con l'efficientamento energetico;
  • assegnare un ruolo esemplare agli edifici pubblici nazionali, regionali o locali. Gli Stati membri potrebbero anche prevedere l'utilizzo dei tetti degli edifici pubblici o pubblico-privati per l'installazione, di impianti di produzione di energia da rinnovabili, anche da parte di terzi;
  • utilizzare tutti gli incentivi, gli strumenti e le misure disponibili, garantendo un'informazione adeguata in merito alle alternative ad alta efficienza energetica basate sulle rinnovabili, nonché sugli incentivi e sugli strumenti finanziari per favorire la sostituzione dei vecchi impianti.

I target per riscaldamento e raffrescamento da rinnovabili, teleriscaldamento e teleraffrescamento

Nella proposta della Commissione si prevede che ogni Stato membro aumenti la quota di energia rinnovabile nel settore di almeno l'1,1% come media annuale calcolata per i periodi 2021-2025 e 2026-2030, partendo dalla quota nazionale di consumo finale lordo di energia destinata al riscaldamento e raffrescamento nel 2020.

Per centrare tali obiettivi, gli Stati membri possono tra l'altro prevedere: 

  • l'installazione di sistemi ad alta efficienza di riscaldamento/raffreddamento da fonti rinnovabili negli edifici o l'utilizzo di energia rinnovabile o del calore o freddo di scarto nei processi industriali; 
  • la pianificazione ed attuazione di progetti ed infrastrutture da parte di autorità nazionali e locali;
  • misure per la mitigazione del rischio (derisking) che riducano il costo del capitale per progetti di riscaldamento/raffreddamento da fonti rinnovabili;
  • la promozione di accordi per l'acquisto di calore da parte di consumatori aziendali o gruppi di piccoli consumatori;
  • piani di sostituzione programmata o di eliminazione graduale dei sistemi di riscaldamento a combustibili fossili;
  • obblighi di pianificazione del riscaldamento e raffrescamento da fonti rinnovabili a livello regionale e locale;
  • misure fiscali, regimi di sostegno o altri incentivi finanziari.

Focus anche su teleriscaldamento o teleraffrescamento, vale a dire quei sistemi di distribuzione di energia termica in forma di vapore, acqua calda o liquidi refrigerati da fonti centrali o decentrate di produzione (come i termovalorizzatori, la geotermia tramite le pompe di calore e il recupero di calore di scarto da processi industriali) verso una pluralità di edifici o siti tramite una rete, per il riscaldamento o il raffrescamento di spazi o di processi di lavorazione. 

Gli obiettivi fissati dalla Commissione per incrementare la quota di energia rinnovabile e da calore o freddo di scarto nel teleriscaldamento e teleraffreddamento sono almeno il 2,1% come media annua calcolata per i periodi 2021-2025 e 2026-2030, prendendo come riferimento la percentuale del 2020.

Come cambiano gli incentivi alle biomasse

Novità importanti arrivano dalla direttiva fronte biomasse. A partire dall’obbligo di eliminare gradualmente il sostegno alla produzione elettrica da biomasse a partire dal 2026. Con alcune esenzioni, che riguardano gli impianti collocati in una regione compresa in un piano territoriale per la transizione giusta approvato dalla Commissione europea (per l'Italia Taranto e il Sulcis) e per gli impianti che attuano la cattura e lo stoccaggio della CO2 da biomassa ed in cui non sono utilizzati combustibili fossili quali combustibili principali.

Bandito invece l’utilizzo di tronchi da sega, tronchi da impiallacciatura, ceppi e radici per produrre energia. 

Le novità della direttiva rinnovabili per il sistema elettrico

Il primo obiettivo è aumentare la trasparenza nei confronti di operatori, aggregatori, consumatori e utenti. Per questo la revisione della RED II introduce una serie di previsioni indirizzate agli Stati membri affinché: 

  • i gestori dei sistemi di trasmissione e distribuzione rendano disponibili le informazioni sulla quota di energia elettrica da fonti di energia rinnovabili e sul contenuto di gas a effetto serra dell'energia elettrica che forniscono; 
  • i fabbricanti di batterie consentano l'accesso a informazioni su capacità e potenza delle batterie, nonché sulle loro condizioni e capacità di ricarica;
  • sia assicurata la capacità di ricarica intelligente per i punti di ricarica di potenza normale non accessibili al pubblico;
  • il quadro normativo nazionale in materia di stoccaggio e di bilanciamento non discrimini la partecipazione di sistemi di stoccaggio piccoli e/o mobili al mercato. 

L’industria dovrà aumentare la quota di rinnovabili entro il 2030

La proposta di revisione della Commissione UE chiede agli Stati membri di impegnarsi a conseguire un aumento medio annuo di almeno l'1,1% fino al 2030 delle rinnovabili nel settore industriale. 

Obiettivo che il Comitato economico e sociale europeo chiede di rendere vincolante così da obbligare le industrie ad aumentare annualmente il loro ricorso alle energie rinnovabili. Gli Stati membri devono inoltre assicurare che: 

  • entro il 2030 il contributo dei combustibili rinnovabili di origine non biologica costituisca il 50% dell'idrogeno usato nell'industria per scopi energetici e non energetici;
  • i prodotti industriali ottenuti con energia da fonti energetiche rinnovabili o da combustibili rinnovabili di origine non biologica, o etichettati come tali, riportino la percentuale di energia da fonti rinnovabili o di combustibili rinnovabili di origine non biologica usati nelle fasi di acquisizione, prelavorazione delle materie prime, produzione e distribuzione.

Il nodo trasporti

Il settore forse più difficile da decarbonizzare, quello che nel 2015 registrava la più bassa percentuale di consumo di energia da fonti rinnovabili (6%), è quello dei trasporti. 

I nuovi obiettivi climatici previsti dalla direttiva RED richiedono che l'intero settore arrivi entro il 2030 ad una quota del 24%, attraverso la diffusione dei veicoli elettrici, dei biocarburanti avanzati e di carburanti rinnovabili.

Per raggiungere tale obiettivo la revisione della direttiva:

  • stabilisce un obiettivo vincolante di riduzione dell'intensità dei gas a effetto serra di almeno il 13% entro il 2030 tramite l'utilizzo nel settore di combustibili rinnovabili e di energia da fonti rinnovabili; 
  • aumenta il sotto-obiettivo relativo all'utilizzo dei biocarburanti avanzati portandolo da una quota di almeno 0,2% nel 2022, allo 0,5% nel 2025 e al 2,2% nel 2030;
  • introduce un obiettivo del 2,6% per i combustibili rinnovabili di origine non biologica
  • promuove la mobilità elettrica tramite un meccanismo di incentivi che dovrebbe essere istituito dagli Stati membri. Gli incentivi consisterebbero in crediti per gli operatori che forniscono energia elettrica rinnovabile ai veicoli elettrici attraverso stazioni di ricarica pubbliche e che potrebbero essere ceduti da questi ai fornitori di combustibili. 

Una proposta, quest’ultima, legata a filo doppio a quella, contenuta sempre nel pacchetto Pronti per il 55%, per promuovere la diffusione di veicoli a basse o zero emissioni che prevede il bando di auto diesel e a benzina dal 2035.

Progetti comuni per l’energia rinnovabile

La proposta dell’Esecutivo prevede l'obbligo per ogni Stato UE di concordare entro il 31 dicembre 2025 un progetto congiunto con uno o più altri paesi dell'Unione per la produzione di energia rinnovabile.

Prevede inoltre che gli Stati membri confinanti con un bacino marittimo cooperino per definire congiuntamente la quantità di energia da fonti rinnovabili offshore che intendono produrre in tale spazio entro il 2050, prevedendo traguardi intermedi nel 2030 e nel 2040. Un punto che si lega a doppio filo agli obiettivi fissati dalla Strategia per le rinnovabili offshore presentata dalla Commissione nel 2020 che stima investimenti per 800 miliardi di euro entro il 2050.

La proposta prevede inoltre che gli Stati membri promuovano l'adozione di accordi di compravendita di energia rinnovabile a lungo termine, rimuovendo gli ostacoli normativi e amministrativi e considerando l'adozione di misure per ridurre i rischi finanziari ad essi associati. In particolare, gli accordi non dovrebbero prevedere procedure o oneri sproporzionati o discriminatori e dovrebbero comprendere il trasferimento delle garanzie di origine (una certificazione elettronica che attesta l'origine rinnovabile delle fonti energetiche) all'acquirente dell'energia rinnovabile.  

La proposta di revisione della direttiva rinnovabili (luglio 2021)

La proposta di modifica introdotta con REPowerEU (maggio 2022)

Il negoziato sulla direttiva rinnovabili

Come anticipato, la revisione della RED II ha inizio nell’estate del 2021 e ha subito una modifica il 18 maggio 2022 con l’adozione del piano REPowerEU per contrastare la crisi energetica causata dall'invasione russa dell'Ucraina. REPowerEU comprende una modifica mirata della direttiva sulle energie rinnovabili che innalza l'obiettivo minimo vincolante dell'UE a una quota di fonti energetiche rinnovabili del 45% entro il 2030, unitamente a misure volte ad accelerare il processo di rilascio delle autorizzazioni per gli impianti relativi alle fonti energetiche rinnovabili.

Ma è una posizione su cui i ministri europei non concordano e che, invece, trova l’appoggio del Parlamento europeo. 

La posizione del Consiglio (giugno)

Il 29 giugno il Consiglio dell'UE ha concordato un approccio generale che sostiene l'obiettivo originario del 40% di fonti energetiche rinnovabili proposto dalla Commissione nel luglio 2021. Un passo indietro quindi rispetto a quanto previsto dalla Commissione a maggio 2022 cui si aggiunge una maggiore libertà ai Paesi UE, accompagnato da una richiesta di maggiore flessibilità.

Per la precisione, i ministri propongono di rivedere i sotto-obiettivi per i trasporti, dando agli Stati membri la possibilità di scegliere tra:

  • un obiettivo vincolante di riduzione del 13% dell'intensità dei gas a effetto serra nel settore dei trasporti entro il 2030. Gli Stati membri disporranno di più opzioni per conseguire tale obiettivo, ad esempio la possibilità di fissare un obiettivo differenziato per il trasporto marittimo, a condizione che l'obiettivo globale sia raggiunto;
  • un obiettivo vincolante di almeno il 29% di energia rinnovabile nel consumo finale di energia nel settore dei trasporti entro il 2030.

Previsto anche un sotto-obiettivo vincolante per i biocarburanti avanzati nella quota di energie rinnovabili fornite al settore dei trasporti pari allo 0,2% nel 2022, all'1% nel 2025 e al 4,4% nel 2030, integrando l'aggiunta di una doppia contabilizzazione per questi combustibili. Per quanto riguarda i combustibili rinnovabili di origine non biologica nei trasporti (principalmente idrogeno rinnovabile e combustibili sintetici a base di idrogeno), il Consiglio ha poi proposto un sotto-obiettivo indicativo del 2,6%, che corrisponde al 5,2% sempre con l'aggiunta di un moltiplicatore.

Anche fronte edilizia il Consiglio rivede le carte in tavola e propone di ridurre gli obiettivi fissati dalla Commissione per riscaldamento e raffrescamento: anziché puntare all’obiettivo dell’1,1% per i periodi 2021-2025 e 2026-2030, i ministri propongono un aumento graduale di tale obiettivo, ovvero lo 0,8% annuo a livello nazionale fino al 2026 e dell'1,1% dal 2026 al 2030.

C’è accordo invece sull’obiettivo dell’1,1% di rinnovabili fissato per l’industria e sul target del 49% per l’edilizia. Inoltre, i ministri hanno convenuto che il 35% dell'idrogeno utilizzato nei settori industriali dovrebbe provenire da combustibili rinnovabili di origine non biologica entro il 2030 e il 50% entro il 2035.

Infine, il Consiglio ha incluso procedure di autorizzazione accelerate per i progetti in materia di energie rinnovabili in linea con le priorità del piano RepowerEU.

La posizione del Parlamento (settembre)

Nel braccio di ferro tra Consiglio e Parlamento è in genere quest’ultimo ad alzare l’asticella e a puntare a obiettivi più ambiziosi in fatto di rinnovabili. Una situazione che si è riproposta con la revisione della direttiva rinnovabili: il 13 luglio 2022 la commissione Industry, Research and Energy (ITRE) del Parlamento europeo ha approvato una relazione a sostegno del nuovo obiettivo del 45% di fonti energetiche rinnovabili proposto dalla Commissione nel maggio 2022. 

Posizione confermata in plenaria il 14 settembre con 418 voti favorevoli, 109 contrari e 111 astensioni.

Oltre a confermare l'obiettivo macro del 45% l’Eurocamera ha definito anche i target per i settori trasporti, industria e teleriscaldamento.

Nel dettaglio, per i trasporti gli eurodeputati chiedono una riduzione del 16% delle emissioni di gas serra, grazie all'utilizzo di quote più elevate di biocarburanti avanzati e di carburanti rinnovabili di origine non biologica, come l'idrogeno.

Strasburgo chiede di rivedere al rialzo i target per il settore industriale e teleriscaldamento: l'industria sarebbe chiamata a incrementare l'uso delle rinnovabili dell’1,9% all'anno e le reti di teleriscaldamento del 2,3%.

Il Parlamento chiede poi che ogni Paese UE sviluppi due progetti transfrontalieri per l'espansione dell'elettricità verde. I paesi con un consumo annuo di elettricità superiore a 100 TWh dovranno svilupparne un terzo entro il 2030.

Adottato anche un emendamento in cui si chiede una riduzione graduale della quota di legno primario considerato come energia rinnovabile.

"Solo l'espansione dell'energia rinnovabile significa vera indipendenza", ha dichiarato il relatore tedesco Markus Pieper (PPE). "Sosteniamo con forza l'aumento dell'obiettivo del 45% per il 2030. Confermiamo la necessità di una maggiore cooperazione transfrontaliera per espandere la diffusione delle energie rinnovabili e chiediamo una strategia di importazione diversificata per l'idrogeno. Abbiamo anche aumentato i requisiti di sostenibilità della biomassa e dei combustibili e mostrato come i materiali biogenici possano dare un reale contributo economico alla transizione energetica".

I Paesi UE giocano al ribasso (ottobre)

Nel pieno del negoziato sulla direttiva, un documento visionato da Euractiv fa emergere la decisione dei Paesi UE di non fare concessioni. In particolare sull'obiettivo generale: i Paesi UE sembrano fissi sulla posizione espressa a giugno di fissare il target di rinnovabili al 40% nel 2030. Nessuna apertura quindi a Parlamento e Commissione, che chiedevano di arrivare al 45%.

Non solo. Gli emendamenti alla direttiva proposti dal Consiglio puntano ad eliminare un passaggio importante, quello che garantisce che gli impianti di FER siano considerati “d'interesse pubblico prevalente” per scopi specifici. Una formula che la Commissione aveva inserito in REPowerEU con un obiettivo chiaro: sbloccare gli iter autorizzativi per le energie rinnovabili e accelerarli. 

Non a caso, l’altro punto del braccio di ferro tra i negoziatori riguarda proprio il permitting e in particolare le cosiddette “aree idonee”. Gli Stati non toccano le “go-to areas”, vale a dire zone particolarmente idonee per installare impianti alimentati da energie rinnovabili. Ma puntano a rivedere i tempi: la proposta della Commissione prevedeva procedure accelerate per i progetti in queste aree (1 anno cono possibilità di proroga di 3 mesi in circostanze straordinarie). Nelle intenzioni del Consiglio i tempi massimi per le autorizzazioni restano formalmente gli stessi ma viene allungato il periodo di proroga dell’iter.

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