DL 133-2014 Sblocca Italia: misure per ricerca ed estrazione di idrocarburi

Author: Hibr / photo on flickr In accordo con la Strategia energetica nazionale, la legge di conversione del decreto Sblocca Italia punta ad aumentare la produzione di idrocarburi con nuove norme in materia di Valutazione di impatto ambientale.

Già nel 2013 il Ministero dello Sviluppo economico aveva stabilito come prioritaria la produzione sostenibile di idrocarburi nazionali, valutando in 126 milioni di TEP (tonnellata equivalente di petrolio, un’unità di misura degli idrocarburi) le riserve certe presenti in Italia. Attualmente, la produzione nazionale si attesta a 12 milioni di TEP, concentrata principalmente nel Sud Italia e in particolare in Basilicata, che da sola produce il 75% del totale. L’obiettivo è raddoppiare entro il 2020 la produzione.

Si tratta comunque di prospettive limitate, se si tiene in considerazione che la maggiore produttrice europea di idrocarburi, la Norvegia, possiede riserve certe di 2.700 milioni di TEP.

Le novità contenute nello Sblocca Italia

Lo Sblocca Italia esclude dai vincoli del patto di stabilità interno tutte le spese che le Regioni sosterranno per lo sviluppo dell’occupazione e delle attività economiche ed industriali connesse alla produzione di idrocarburi, ma anche le spese per la tutela dell’ambiente, come gli interventi di bonifica, di ripristino ambientale e di mitigazione del rischio idrogeologico.

La previsione è che l’aumento della produzione di idrocarburi, grazie al pagamento delle royalties da parte delle aziende petrolifere, sia a beneficio delle Regioni, a cui già spettano la maggior parte degli introiti.

Il decreto prevede che una maggiore quota degli indotti vada a interventi infrastrutturali e occupazionali locali. Prevede anche l’utilizzo dei fondi per il finanziamento di una social card per i cittadini, ma esclude che possano essere usati per diminuire il prezzo dei carburanti a livello locale.

Valutazione di impatto ambientale

Uno degli scogli principali da superare per le trivellazioni erano eventuali ritardi da parte delle Regioni, a cui spettava il compito di decidere la Valutazione di impatto ambientale (VIA) per tutti i progetti di ricerca ed estrazione. È anche per questo che le trivellazioni in Italia si erano quasi completamente fermate dopo gli entusiasmi degli anni Novanta, per poi riprendere lentamente con l’attuazione del decreto sulle liberalizzazioni del Governo Monti nel 2012.

Secondo i dati del Ministero dello Sviluppo economico, i permessi concessi per le trivellazioni riguardano principalmente l’allargamento dei pozzi già esistenti, segno che l’esplorazione di nuove risorse è praticamente ferma.

Le nuove norme riqualificano tutte le attività connesse alla ricerca e produzione di idrocarburi come attività di interesse strategico, di pubblica utilità ed urgenti. Per velocizzare l’iter burocratico, la legge stabilisce anche che l'ok alla VIA spetta al Ministero dell’Ambiente.

Inoltre, si semplifica l'iter per le concessioni di varianti urbanistiche dove necessario per i nuovi impianti e per gli espropri dei terreni. In più, vengono unificati nel 'titolo concessorio unico' i permessi di ricerca e la concessione di coltivazione, che prima richiedevano due domande e concessioni differenti.

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Relazione illustrativa del Senato sulla legge di conversione del decreto-legge Sblocca Italia

Photo credit: Hibr / Foter / CC BY-NC-SA

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