Venture Capital - proposte di sviluppo in UE

Le raccomandazioni di cinque istituti nazionali di promozione, CDP inclusa, per lo sviluppo del venture capital in UE.

Venture capital Ue - Photo credit: Vince Garcia via Foter.com / CC BY-NC-ND

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Il mercato europeo del venture capital ha raccolto 40 miliardi di euro dal 2007 al 2016 e gli istituti nazionali di promozione hanno rappresentato i maggiori contributori a questa raccolta, per il 22% circa del totale.

Questi i numeri da cui parte lo studio congiunto sul mercato del venture capital europeo realizzato da Cassa depositi e prestiti e le sue omologhe europee - la francese Bpifrance, l’inglese British Business Bank, la spagnola Instituto de Credito Oficial e la tedesca KfW – contenente una serie di raccomandazioni per lo sviluppo del settore.

Quattro le aree prioritarie su cui agire: aumentare l’offerta di fondi per gli investimenti di venture capital, così da attrarre investitori istituzionali, ridurre la frammentazione nei mercati europei, aumentare la quantità e la qualità della domanda e moltiplicare le vie d’uscita dagli investimenti di venture. Tutte attività che devono essere condotte sia a livello di Unione europea sia a livello nazionale.

Quindi, lo studio fornisce analisi specifiche per ogni Paese. L'Italia è ancora indietro nello sviluppo del mercato del venture capital; tuttavia, la raccolta di fondi è migliorata negli ultimi tre anni. Le dimensioni ridotte del mercato italiano sono dovute a una serie di fattori concomitanti. Da un lato, la crisi economica, la cultura imprenditoriale italiana (tradizionalmente legata a imprese a conduzione familiare) e gli squilibri territoriali influiscono negativamente sul lato della domanda; dall'altro, le opzioni limitate di exit hanno un effetto negativo sull'offerta.

In un contesto del genere, il contributo del settore pubblico può risultare decisivo nello sviluppo del mercato, si legge nello studio. CDP è entrata nel mercato del venture capital italiano nel 2010, tramite il Fondo italiano di investimento SGR, e in base a quanto previsto nel business plan 2016-2020 intende aumentare il suo ruolo nel settore. “Ci proponiamo di mobilitare più di 800 milioni di euro nel quinquennio, focalizzando il nostro intervento soprattutto in quegli ambiti del venture capital dove le risorse sono più scarse”, ha sottolineato recentemente il direttore generale di CDP Fabio Gallia.

Le dimensioni modeste del mercato italiano, si legge ancora nello studio, pongono sì una grande questione, ma allo stesso tempo rappresentano un'opportunità di crescita per l'economia italiana. Per rivitalizzare il settore vengono suggerite una serie di raccomandazioni. In primo luogo, si sottolinea la necessità di creare un contesto fiscale e regolamentare stabile, chiaro e definito per gli operatori nazionali e stranieri, che allinei l'Italia ai maggiori Paesi Ue.

Inoltre, un mercato dinamico e vivace può aumentare l'interesse dei fondi di capitale di rischio a investire in aziende italiane. Infine, si sottolinea la necessità di allargare la platea di investitori nella raccolta di fondi di capitale di rischio.

Fondi pensione e altre categorie - come le grandi aziende – hanno storicamente svolto un ruolo marginale in tal senso, non solo in Italia ma in tutta Europa; al contrario, negli Stati Uniti, tali investitori rappresentano un'importante quota di mercato. Bene puntare dunque su misure che prevedano sgravi fiscali per le imprese che investono in startup, come quelle previste nell'ambito della legge di bilancio.

Building Momentum in Venture Capital across Europe

Photo credit: Vince Garcia via Foter.com / CC BY-NC-ND

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