Energia: su tasse e investimenti tira aria di cambiamento in UE?

Energia UELa presidenza finlandese sarebbe pronta a riformare la tassazione energetica europea per allinearla agli obiettivi climatici e a quelli, ambiziosi, della Commissione guidata da von der Leyen. Nel frattempo la BEI mette in standby lo stop agli incentivi ai combustibili fossili.

Le priorita' della Commissione von der Leyen

Si respira aria di novità in Europa, almeno sotto il profilo delle politiche energetiche. Complice la squadra messa insieme da Ursula von der Leyen, che si è posta subito obiettivi ambiziosi come la riduzione delle emissioni di almeno il 50% entro il 2030, una tassa sulla Co2 e un Green New Deal per diffondere su vasta scala le tecnologie pulite.

Ma il vero cambio di passo dovrebbe venire dalla presidenza di turno dell’UE, affidata alla Finlandia. Secondo un documento riservato anticipato da Reuters, Helsinki starebbe pensando a una riforma della tassazione sull’energia UE per allinearla agli obiettivi climatici. 

Riforma fiscale dell’energia: cosa potrebbe cambiare

Le norme fiscali europee di settore sono congelate da oltre 15 anni e appaiono ormai “obsolete e non adatte alle sfide dei cambiamenti climatici e agli sviluppi della politica energetica a livello Ue”, afferma il documento.

E così, mentre sistema di scambio delle quote di emissione UE è fra i più all’avanguardia, quello di tassazione non ha rispettato questi mutamenti “non distinguendo tra fonti di energia elettrica rinnovabili e ad alta intensità di carbonio”.

La presidenza finlandese vorrebbe quindi sollecitare una revisione delle aliquote fiscali minime per i prodotti energetici, che attualmente differiscono tra gli Stati UE e non premiano le fonti di energia per la loro efficienza. 

“Le tariffe minime per l’elettricità e i combustibili per riscaldamento, ad esempio, sono troppo basse per fornire un segnale di prezzo adeguato per gli utenti energetici”, si legge nel documento. 

Il testo fa anche riferimento a uno stop alle esenzioni fiscali sull’energia concesse ai settori del trasporto aereo e marittimo europee, poiché “non in linea con gli obiettivi di decarbonizzazione delle politiche dei trasporti dell’Unione”.  

Ma non è la prima volta che Bruxelles prova a mettere mano alla questione: l’ultima revisione è stata tentata nel 2015, ma fu respinta in blocco dai paesi dell’Est Europa che ancora fanno largamente affidamento sulle fonti fossili.

A pesare è il vincolo dell’unanimità, che però la presidente della Commissione vorrebbe sospendere: come annunciato nel suo discorso di insediamento, von der Leyen vorrebbe mettere in discussione l'unanimità del Consiglio in decisioni importanti come quelle in materia fiscale.

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La BEI tentenna: ancora nessuno stop ai finanziamenti alle fonti fossili

Il Consiglio di amministrazione della Banca europea degli investimenti del 9 settembre poteva segnare un punto di svolta in tal senso, dando un chiaro segnale a favore delle fonti rinnovabili. Invece si è concluso con un nulla di fatto. 

Sul tavolo, la messa al bando, entro la fine del 2020, dei finanziamenti a progetti che riguardano i combustibili fossili per concentrarsi sulle energie rinnovabili. Le “deliberazioni dettagliate sul nuovo progetto di politica di prestiti energetici dovrebbero riprendere alla prossima riunione del Consiglio di amministrazione che si terrà a Lussemburgo il 15 ottobre”, recita una nota della BEI.

“Oggi abbiamo iniziato la discussione in seno al Consiglio di amministrazione sul progetto di politica di prestiti energetici della Banca, che mira a massimizzare il sostegno della BEI agli investimenti in energia pulita necessari per raggiungere gli ambiziosi obiettivi climatici Ue, inclusa l’eliminazione graduale del nostro sostegno ai combustibili fossili. Nelle prossime settimane forniremo ampi chiarimenti e assicurazioni per garantire un pacchetto equo ed equilibrato di sostegni per tutti gli Stati membri durante la transizione energetica e continueremo la discussione in ottobre”, ha dichiarato Andrew McDowell, vicepresidente della Banca europea per gli investimenti con supervisione responsabilità per l’energia. 

A quanto apprende l’Ansa, tra i motivi del rinvio vi sarebbe il ruolo del gas naturale: Paesi come Italia e Spagna non vorrebbero lo stop ai finanziamenti su una fonte fossile che rilascia meno Co2 per unità di energia prodotta e può essere utile come fonte di transizione, altri, come la Francia, sarebbero contrari.  

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