Non è ancora stato varato ma fa già discutere: cosa prevede il decreto Incentivi Biometano

Biometano - Foto di Stephan Müller da PexelsIl decreto per l’incentivazione della produzione di biometano e l’economia circolare è ancora solo una bozza, eppure le associazioni di settore già lo considerano un grande rischio per il comparto rifiuti. 

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Il provvedimento va inquadrato in un contesto più ampio, che include - oltre al Pnrr - il Piano nazionale energia e clima, oggi in corso di riformulazione, con cui l’Italia si è data l’obiettivo di produrre entro il 2030 almeno 1,1 miliardi di Standard Metro Cubo (Sm3) l’anno di biometano.

C’entra anche, dicevamo, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che al biometano ha dedicato una specifica linea di finanziamento e riforme ad hoc per accelerare lo sviluppo del settore. 

Per approfondire: Cosa c’è nel Pnrr per il biometano

La messa a terra degli obiettivi indicati nei due piani a lungo termine è appunto il decreto Incentivi Biometano cui sta lavorando il Ministero della Transizione ecologica, che definisce i requisiti e le modalità di accesso ai contributi per i nuovi impianti e per la riconversione degli impianti elettrici alimentati a biogas.  

Cosa prevede il DM Biometano

I contenuti del decreto Biometano

Stando alla bozza di DM, gli incentivi, assegnati tramite procedure competitive secondo precisi contingenti annuali, consisteranno in:

  • un contributo in conto capitale sulle spese ammissibili dell’investimento sostenuto;
  • una tariffa incentivante vera e propria, applicata alla produzione netta del combustibile per una durata di 15 anni.

In base allo schema di decreto per l’incentivazione della produzione di biometano e l’economia circolare, i contingenti di capacità produttiva annualmente resi disponibili nelle procedure competitive, espressi in standard metri cubi/ora di biometano, sono:

Decreto incentivi biometano

Sono previste almeno due procedure l’anno e i bandi saranno aperti per 60 giorni. 

Alla valutazione dei progetti e alla predisposizione delle graduatorie provvede il GSE entro 90 giorni dalla chiusura di ogni procedura. 

Quali requisiti occorre rispettare per accedere agli incentivi?

Il DM Biometano impone innanzitutto il rispetto di una serie di requisiti tecnici, vale a dire: 

  • il possesso del titolo abilitativo alla costruzione e all'esercizio dell'impianto; 
  • nel caso di impianti da connettere alle reti di trasporto e di distribuzione del gas con obbligo di connessione di terzi, il preventivo di allacciamento rilasciato dal gestore di rete competente e accettato dal soggetto richiedente;
  • nel caso di riconversioni, che l’intervento sia realizzato su impianti agricoli esistenti;
  • infine i progetti devono prevedere vasche di stoccaggio del digestato degli impianti, di volume pari alla produzione di almeno 30 giorni, che devono essere coperte e dotate di sistemi di captazione e recupero del gas da reimpiegare per la produzione di energia elettrica, termica o di biometano. 

Ma soprattutto il decreto impone il rispetto di alcuni requisiti di “sostenibilità”. 

Agli impianti che producono biometano per trasporti, ad esempio, è richiesta una riduzione di almeno il 65% delle emissioni di gas a effetto serra mediante l’uso della biomassa. 

Per gli impianti di biometano destinato ad altri usi, la riduzione delle emissioni dev’essere di almeno ldel’80%, sempre mediante l’uso della biomassa. 

Ma ci sono dei diktat derivanti dal rispetto delle regole comunitarie. Nel caso ad esempio di impianti situati in zone interessate da procedure d’infrazione comunitaria sul fronte dello smog, i limiti da rispettare saranno quelli imposti dai Piani per il contrasto al superamento dei limiti della qualità dell’aria. 

Per la produzione su scala industriale mediante processi di trasformazione chimica o biologica di sostanze o gruppi di sostanze di fabbricazione di prodotti chimici organici, e in particolare idrocarburi semplici, dovrà invece essere assicurata la conformità alla direttiva sulle Emissioni industriali. 

Infine per di impianti situati in zone  vulnerabili ai nitrati dovrà essere utilizzato almeno il 40% in peso di effluenti zootecnici nel piano di alimentazione complessivo. 

Consulta lo schema di decreto per l’incentivazione della produzione di biometano e l’economia circolare

Perché gli stakeholder temono che il decreto paralizzerà il settore rifiuti?

Lo schema di decreto non è stato ben accolto dalle associazioni di settore, che hanno messo in guardia il MiTE dagli effetti potenzialmente dannosi del provvedimento. 

In una lettera inviata al ministro Cingolani, Elettricità Futura ha evidenziato come il decreto, “anziché promuovere lo sviluppo del biometano secondo i piani nazionali ed europei di decarbonizzazione dei consumi in un’ottica di economia circolare, va in direzione opposta”.

La bozza infatti “presenta alcune criticità che avranno certamente l’effetto di limitare la diffusione del biometano e di compromettere gli investimenti già avviati dagli operatori, in molti casi anche in partenariato con la PA”.

Il sistema di sostegno tramite contributo in conto capitale e tariffa incentivante, “del tutto inaspettato, appare complesso e costituisce di fatto un ostacolo alla realizzazione degli impianti”.

Inoltre, malgrado “le intenzioni del decreto di estendere l’incentivazione del biometano anche ad ‘altri usi’, l’utilizzazione nel campo dei trasporti risulta ancora privilegiata”, sottolinea ancora Elettricità Futura.

“Se fosse confermata la sua attuale formulazione”, il decreto, “avrebbe l’immediato effetto di bloccare lo sviluppo degli impianti di biometano da digestione anaerobica della frazione organica dei rifiuti solidi urbani (FORSU), permettendo solo lo sviluppo di quelli che utilizzano materia di origine agricola”.

Infine, oltre a chiedere di intervenire su precisi punti di criticità del provvedimento, Elettricità Futura chiede l’immediato avvio di un costruttivo confronto affinché il nuovo decreto permetta effettivamente la realizzazione di impianti di biometano da FORSU ed eviti l’arretratezza e l’ennesimo blocco del settore.

Punto di vista condiviso anche da Utilitalia, CIC e Assoambiente, che pure hanno inviato una lettera al ministro per segnalare i profili di criticità del decreto. 

“Per sfruttare appieno il potenziale industriale, economico e ambientale del biometano, non si può prescindere dalla completa valorizzazione del biometano da rifiuti organici (FORSU)”. Ma per farlo, segnalano le tre associazioni, occorre “affrontare quanto prima tre diversi profili di criticità” che si riferiscono anche allo schema di decreto ministeriale recante Incentivi per la produzione di biometano e pratiche di economia circolare.

Il primo riguarda le condizioni per dimostrare che il biometano prodotto da rifiuti organici negli impianti italiani rispetta i criteri di “sostenibilità” definiti dalla direttiva europea 2018/2001. Se non risolta, tale criticità rischia di compromettere la possibilità per chi produce biometano da rifiuti organici di accedere agli incentivi previsti dal FER 1 e dal nuovo “Incentivi per la produzione di biometano e pratiche di economia circolare” cui il MiTE sta lavorando.

Il secondo profilo di criticità riguarda l’esclusione dai meccanismi di incentivazione previsti dallo schema di decreto delle riconversioni da biogas a biometano degli impianti alimentati a FORSU (facoltà concessa ai soli impianti agricoli).

Non si comprende la ratio di questa scelta - commentano Utilitalia, CIC e Assoambiente - che si ritiene fortemente penalizzante per l’intero settore e in grado di minare alle basi le possibilità del paese di raggiungere gli obiettivi nazionali in materia di gestione dei rifiuti fissati dalle direttive europee sull’economia circolare.

Infine, il terzo punto sottolineato dagli stakeholder riguarda la tariffa incentivante applicata alla produzione netta di biometano prevista dalla bozza di decreto. Infatti, la strutturazione del meccanismo di incentivazione tariffaria rende la forbice dei valori di riferimento per gli impianti alimentati a FORSU (33-40 €/MWh) assolutamente inadeguata a sostenere gli investimenti necessari alla realizzazione di nuovi impianti, con la conseguenza che gli operatori del settore saranno costretti a riconsiderare i propri progetti di investimento.

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