UE: i progetti del Fondo Sociale Europeo - FSE 2009-2010 saranno rimborsati per intero

EuropeLa Commissione europea rimborserà fino al 100% dei costi dichiarati dagli stati membri per i progetti realizzati nel periodo 2009-2010 nel quadro del Fondo Sociale Europeo. Bruxelles ha annunciato una serie di misure per semplificare la gestione e l'attuazione dei 455 programmi che, nell'ambito della politica di coesione europea, riceveranno per il periodo 2007-2013 ben 347 miliardi di euro.
L’Unione europea punta così a ridare slancio all’economia del Vecchio continente semplificando  le regole di attuazione per i programmi regionali destinati a sostenere occupazione e sviluppo.
 
“Le nuove misure”, ha riferito il neo-nominato Commissario alle politiche regionali, Pawel Samecki, “vogliono  tendere una mano alle regioni europee per aiutarle ad uscire dalla crisi più rapidamente. Stiamo facendo fronte all’attuale situazione accelerando l’attuazione delle nostre politiche e  semplificando la gestione dei fondi”. Ma non solo. Con il rapido aumento della disoccupazione che stenta a ritornare a livelli di normalità l’Ue vuole, come ha sottolineato lo stesso Vladimír Spidla, commissario per gli affari sociali e le politiche per l’occupazione, che “gli stati membri siano nella posizione tale da poter fare pieno uso del Fondo sociale europeo. Il rimborso totale nel quadro del Fse”, ha poi aggiunto, “è di vitale importanza per sostenere i cittadini in un periodo di crisi”.

Le misure adottare dalla Commissione europea:

  • Per il periodo 2009 e 2010, come parte delle misure  'anti-crisi', la Commissione europea può, su richiesta degli Stati membri, rimborsare il 100% della spesa pubblica dichiarata dai Ventisette per i progetti finanziati dal Fse. In particolare, i governi europei non saranno tenuti a fornire il cofinanziamento nazionale. La modifica all’iter per accedere ai fondi comunitari andrebbe ad accelerare l'attuazione di progetti a sostegno dell'occupazione. Bruxelles sottolinea in una  nota che “questa opzione non rimette in questione la ripartizione dei fondi tra gli Stati membri, né il totale di bilancio per i fondi, né l'obbligo per gli Stati membri a prevedere un cofinanziamento successivo”.
  • La Commissione istituisce una singola categoria di 'gran progetto'. In precedenza, l'approvazione della Commissione era richiesta per i progetti il cui costo totale superasse i 25 milioni di euro per l'ambiente e per i 50 milioni per gli altri settori. La soglia per l'approvazione è ora fissata a 50 milioni di euro per tutti i settori. Questo permetterà ai progetti ambientali su piccola scala di essere avviati più rapidamente.
  • Anche le norme legate alle iniziative che generano entrate (ad esempio, il pedaggio autostradale o progetti che coinvolgono la locazione o la vendita di terreni) sono stati semplificati così da ridurre gli oneri amministrativi a carico degli Stati membri.
  • I programmi che rientrano nella politica di coesione  potranno essere semplificati dagli stati membri tenendo conto delle nuove realtà. Inoltre, alcune disposizioni riguardanti l'obbligo di mantenere gli investimenti nel corso di un periodo di cinque anni non si applicherà alle imprese che falliscono.
  • Gli investimenti in settori legati all'efficienza energetica e l'uso delle energie rinnovabili nelle abitazioni saranno incoraggiati, dato il loro notevole potenziale di crescita e posti di lavoro.
  • Maggiore flessibilità anche per il meccanismo di disimpegno: gli stanziamenti per un progetto di una certa rilevanza saranno accordati previa autorizzazione comunitaria e quindi a partire dal momento in cui la proposta viene presentata alla Commissione europea.
  • Il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) finanzierà la ristrutturazione o la costruzione di alloggi per le comunità vittime dell'esclusione sociale,  più in particolare le minoranze Rom, sia nelle le aree rurali che urbane. In precedenza, la costruzione di alloggi è stata inammissibili nell'ambito del FESR ai solo alloggi nelle aree urbane solo per lavori di ristrutturazione.
Il testimone passa ora a Parlamento europeo e Consiglio che dovranno esprimere il proprio parere sulle nuove misure.
Per approfondire: Recovery Plan

(Maria Cristina Nanni)

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