TTIP - vino e standard nei testi pubblicati da Greenpeace

La Commissione assicura che l'accordo con gli USA non danneggerà l'Ue. Tra le questioni più discusse del caso Ttipleaks, la denominazione dei vini e la standardizzazione.

UE-USA - photocredit openDemocracy

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La diffusione da parte di Greenpeace di testi riservati del processo negoziale tra Unione europea e Stati Uniti sul TTIP, il partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti, ha riportato al centro del dibattito europeo due capitoli dell'accordo che riguardano questioni di decisiva importanza per la competitività delle imprese e la tutela dei cittadini Ue:

  • la denominazione dei vini,
  • la standardizzazione.

Denominazione dei vini

Quella sul vino viene definita da Bruxelles nei documenti pubblicati da Greenpeace come una delle questioni su cui le posizioni di Ue e USA sono più distanti.

In merito, si legge nel testo, l'Unione ha ricordato che “il TTIP deve includere discipline complete su vino e alcolici basate sull'integrazione degli accordi bilaterali esistenti, ed eliminare la possibilità per i produttori USA di usare le 17 denominazioni vinicole comunitarie”, i cosiddetti "semi-generici" di cui all'allegato II dell'Accordo Ue-USA sul commercio del vino, e cioè: Burgundy, Chablis, Champagne, Chianti, Claret, Haut Sauterne, Hock, Madeira, Malaga, Marsala, Moselle, Port, Retsina, Rhine, Sauterne, Sherry e Tokay.

Al riguardo, si legge ancora nel documento, Washington ha “ribadito la propria opposizione alla costituzione di regole sul vino nel TTIP e alla richiesta dell'Ue sui semi-generici”. L'Ue - si conclude il paragrafo - ha espresso forti preoccupazioni e darà seguito [alla questione] a livello politico”.

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Standardizzazione

Altro nodo del TTIP molto a cuore alle imprese e ai cittadini Ue è quello legato agli standard. Sulla questione della standardizzazione le posizioni di Bruxelles e Washington sembrano - da quel che si può desumere dai documenti diffusi da Greenpeace - meno distanti rispetto a quelle sul capitolo del vino, tuttavia permangono dei punti di contrasto.

Al proposito, si legge su uno dei testi riservati, l'Ue ha proposto che le agenzie di regolamentazione USA abbiano l'obbligo di:

  • informare il pubblico sulla possibilità di partecipare alle attività di sviluppo degli standard,
  • rendere pubblica l'intenzione di riferirsi a uno standard in una specifica norma già “in una fase iniziale” e consentire agli interessati di fornire un proprio feedback “non solo quando lo standard è già stato preselezionato, come viene fatto attualmente nell'ambito della procedura di notifica e commento, ma anche prima che la preselezione sia compiuta, per mezzo di un preavviso”.

Dal canto suo, continua il testo, “l'Ue pubblicherebbe la propria bozza del programma di lavoro annuale in materia di standardizzazione e le diverse richieste di standard, e consentirebbe a qualsiasi persona interessata di fornire un feedback”.

Gli Stati Uniti, si legge, hanno accolto la proposta, “ma hanno contestato i dettagli della sua attuazione, per lo più rispetto ai termini e alle procedure per fornire i feedback, così come alla responsabilità della Commissione per quanto riguarda la presa in considerazione del feedback” stesso.

Dall'altro lato del tavolo delle trattative gli Stati Uniti hanno invece “insistito perchè la Commissione Ue richieda che al CEN e al CENELEC di coinvolgere esperti USA nel processo di sviluppo degli standard (senza garanzia di reciprocità) come condizione per riferirsi agli standard armonizzati USA”.

Il CEN, Comitato Europeo di Normazione, lo ricordiamo, è un ente normativo che ha lo scopo di armonizzare e produrre norme tecniche in Europa in collaborazione con enti normativi nazionali e sovranazionali. Il CENELEC, Comitato europeo di normazione elettrotecnica, è invece responsabile della standardizzazione a livello europeo per quanto riguarda l'area dell'ingegneria elettrica.  

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Il commento della Commissione Ue

I documenti diffusi da Greenpeace non rappresentano in alcun modo il "testo consolidato" dell'accordo sul TTIP, ma solo "l'insieme delle posizioni dei due lati negoziali", ha commentato nelle scorse ore la commissaria Ue al Commercio Cecilia Malmstroem. "Ed è normale - ha continuato - che entrambe le parti di una trattativa vogliano raggiungere il maggior numero possibile di propri obiettivi".

Ciò non significa, ha specificato poi la commissaria, "che ci incontreremo a metà strada"; in ogni caso, ha assicurato la Malmstroem, "nessun accordo commerciale ad opera dell'Ue abbasserà mai il nostro livello di tutela dei consumatori, o della sicurezza alimentare, o dell'ambiente".

"Gli accordi commerciali - ha concluso la commissaria - non cambieranno le nostre leggi in materia di Ogm, o sul nostro modo sicuro di produrre carne di manzo, o il modo di proteggere l'ambiente. Qualsiasi accordo commerciale potrà solo cambiare i regolamenti per renderli più forti".

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Photocredit: openDemocracy

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