Verso la riforma del Patto di stabilità? I primi orientamenti della Commissione

Foto di Gerd Altmann da PixabayLa comunicazione presentata dalla Commissione europea traccia le linee guida per la riforma del quadro di governance economica dell'UE. In breve la riduzione del debito sarà decisa per singolo Paese, prevedendo più flessibilità per gli Stati membri, ma anche sanzioni più certe in caso di violazioni.

Le novità sul Patto di stabilità

Gli orientamenti, presentati il 9 novembre dopo mesi di negoziati informali, mirano a rafforzare la sostenibilità del debito e a promuovere una crescita sostenibile ed inclusiva attraverso investimenti e riforme. Si tratta, in buona sostanza, delle linee guida che potrebbero portare in futuro ad una riforma del Patto di stabilità.

Cosa prevede la comunicazione sulla governance economica

La proposta contempla il passaggio a un quadro di sorveglianza dell'UE trasparente e basato sul rischio, che operi una distinzione tra i paesi tenendo conto dei loro problemi in materia di debito pubblico. 

La comunicazione, infatti, prevede la definizione di piani strutturali nazionali di bilancio a medio termine, che dovranno integrare obiettivi di bilancio, di riforma e di investimento (compresi quelli destinati ad affrontare gli squilibri macroeconomici ove necessario), in un unico piano olistico a medio termine, creando in tal modo un processo coerente e semplificato. 

Per ogni Paese, quindi, la Commissione presenterà un percorso di aggiustamento di bilancio di riferimento, relativo a un periodo di quattro anni e basato sulla sua metodologia di analisi della sostenibilità del debito.

A quel punto la palla passa ai singoli Stati membri che dovranno presentare Piani che illustrino il proprio percorso di bilancio a medio termine e gli impegni prioritari in materia di riforme e investimenti pubblici. Gli Stati potranno proporre tempi più lunghi per l'aggiustamento di bilancio, prorogandone il percorso di un massimo di tre anni, quando esso sia sostenuto da una serie di impegni in materia di riforme e investimenti che favoriscono la sostenibilità del debito e rispondono alle priorità e agli obiettivi comuni dell'UE.

Dopo di ciò, la palla torna alla Commissione che valuterà i Piani, assegnando un giudizio positivo nel caso in cui il debito abbia imboccato un percorso discendente o rimanga a livelli prudenti e il disavanzo di bilancio rimanga credibilmente al di sotto del valore di riferimento del 3% del PIL nel medio termine. Il Consiglio approverà quindi i Piani dopo una valutazione positiva della Commissione.

Previsto, chiaramente, anche un sistema di monitoraggio continuo dell'attuazione dei Piani, tramite relazioni annuali da parte dei Paesi sui progressi compiuti nell'attuazione dei piani per facilitare un monitoraggio efficace e garantire la trasparenza.

La base per definire il percorso di aggiustamento di bilancio e per attuare la sorveglianza di bilancio annuale sarà costituita da un unico indicatore: la spesa primaria netta, vale a dire la spesa soggetta al controllo di un governo. 

Gli obiettivi della nuova impostazione

Come ha spiegato il Commissario agli affari economici, Paolo Gentiloni, le proposte "mirano a conciliare tre imperativi, che sono complementari e non contraddittori. In primo luogo, vogliamo sostenere la crescita e migliorare la sostenibilità del debito. In secondo luogo, vogliamo rafforzare la titolarità nazionale delle decisioni di politica economica. In terzo luogo, vogliamo semplificare le nostre regole, preservandone l’intelligenza".

Per quanto concerne il secondo punto, il tema è questo: dando la possibilità agli Stati di redigere un Piano di medio termine che integri obiettivi di bilancio, di riforma e di investimento, gli Stati disporranno di un margine di manovra più ampio per definire i rispettivi percorsi di aggiustamento di bilancio, rafforzando la titolarità nazionale delle traiettorie di bilancio.

Meccanismi di sanzione più severi

Il nuovo sistema prevede però anche un meccanismo di controlli e sanzioni più efficiente. La Commissione, infatti, sta mettendo a punto strumenti di esecuzione più rigorosi a livello dell'UE per assicurare il rispetto delle regole. 

Nel nuovo quadro verrà mantenuta la Procedura per i disavanzi eccessivi (PDE), basata sul disavanzo, rafforzando al contempo la procedura per i disavanzi eccessivi basata sul debito, la cui attivazione scatterebbe nel momento in cui uno Stato membro con un debito superiore al 60% del PIL dovesse discostarsi dal percorso di spesa concordato.

Passi in avanti anche sull'uso delle sanzioni finanziarie. La comunicazione prevede infatti il potenziamento dei meccanismi esecutivi, grazie a una riduzione degli importi e a un inasprimento delle sanzioni che incidono sulla reputazione.

Stesso discorso anche sulla condizionalità macroeconomica per i fondi strutturali e per il Dispositivo per la ripresa e la resilienza. Il nuovo assetto prevede infatti che il finanziamento dell'UE possa essere sospeso anche nel caso in cui gli Stati non abbiano adottato misure efficaci per correggere il disavanzo eccessivo.

Previsto, inoltre, un nuovo strumento che dovrà assicurare l'attuazione degli impegni nel campo delle riforme e degli investimenti. La mancata attuazione di tali impegni potrebbe tradursi in un percorso di aggiustamento più restrittivo e, per gli Stati membri della zona euro, nell'imposizione di sanzioni finanziarie.

Infine, novità in arrivo anche per la Procedura per gli squilibri macroeconomici (PSM) che mira a individuare tempestivamente potenziali rischi macroeconomici, a prevenire l'emergere di squilibri macroeconomici dannosi e a correggere gli squilibri esistenti. Le proposte di riforma della Procedura prevedono, infatti, un dialogo rafforzato tra Commissione e Stati membri al fine di creare una migliore comprensione comune dei problemi individuati e delle politiche necessarie per affrontarli. Ciò dovrebbe tradursi a sua volta in un impegno da parte degli Stati membri a inserire nei rispettivi piani strutturali nazionali di bilancio a medio termine le riforme e gli investimenti necessari per prevenire o correggere gli squilibri.

Cambia anche il Quadro di sorveglianza post-programma

Aggiornamenti in vista anche per il Quadro di sorveglianza post-programma, che valuta la capacità di rimborso degli Stati membri che hanno beneficiato di programmi di assistenza finanziaria.

Al fine di aumentarne l’incisività e la semplificazione, infatti, vengono fissati obiettivi più chiari. In particolare, la sorveglianza post-programma si concentrerà sulla valutazione della capacità di rimborso, sul monitoraggio dell'attuazione delle riforme non completate e sulla valutazione della necessità di misure correttive alla luce delle preoccupazioni relative alla capacità di rimborso o all'accesso continuo al mercato.

A ciò si aggiunge che l'intensità della sorveglianza post-programma cambierà nel tempo, di pari passo con l'andamento della valutazione del rischio.

Gli step successivi

Pressati anche dalle criticità dell’attuale congiuntura economica, Bruxelles si attende un rapido accordo sulla revisione delle norme di bilanci UE e sugli altri elementi del quadro di governance economica.

L’auspicio è infatti quello di giungere ad un consenso sulla riforma del quadro di governance tra gli Stati membri e la Commissione, in vista dei processi di bilancio degli Stati membri per il 2024.

La Commissione valuterà, quindi, la possibilità di presentare proposte legislative sulla base della nuova comunicazione e delle discussioni che ne scaturiranno. Nel primo trimestre del 2023, la Commissione pubblicherà nuovamente orientamenti per il periodo a venire, che faciliteranno il coordinamento delle politiche di bilancio e la preparazione dei programmi di stabilità e convergenza degli Stati membri per il 2024 e oltre.

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Questo sito web utilizza i cookie! Acconsenti ai nostri cookie, se continui ad utilizzare questo sito web.