Recovery Plan: nell'ultima bozza più risorse per istruzione, digitale e lavoro

Recovery Plan Italia: come cambia il PNRRL'ultima versione del Recovery Plan dell'Italia, questa sera sul tavolo del Consiglio dei Ministri, riconferma in larga parte la struttura vista fino ad ora, fatto salvo per alcune variazioni nei fondi europei destinati a istruzione, digitalizzazione, agricoltura sostenibile ed economia circolare, politiche del lavoro.

Recovery Plan Italia: dalle infrastrutture alla sanita', cosa prevede il piano per la ripresa

E' stata inviata a a tutti i ministri esattamente 24 ore prima del CdM decisivo la nuova bozza del Recovery plan, il testo che traccia gli obiettivi, le riforme e gli investimenti che l'Italia vuole realizzare con i fondi europei di Next Generation EU

Rispetto all’ultimo documento su cui si erano confrontati i partiti venerdì scorso, aumentano leggermente le risorse per il capitolo istruzione e ricerca (da 27,91 a 28,49 miliardi) e quelle per digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura (da 45,86 a 46,18 miliardi). Rivista, con 6,3 miliardi invece che 5,5 miliardi, la voce "agricoltura sostenibile ed economia circolare", mentre si attesta a 7,1 miliardi la quota a favore delle politiche del lavoro.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) prevede di spendere subito, nel 2021, quasi 25 miliardi di euro. Secondo la bozza, dovrebbero essere impiegati: dal Recovery 18 miliardi (10 di sovvenzioni e 8 di prestiti), del React EU 6,3 miliardi, 0,3 miliardi del Fondo per lo sviluppo rurale, 0,1 del Just Transition Fund e 0,2 di altri programmi. Tuttavia, viene specificato che queste cifre "potrebbero variare in conseguenza dei negoziati in corso" con la Commissione UE.

PNRR: la nuova bozza del Recovery Plan Italia 

La nuova bozza di oltre 170 pagine preparata dal Governo non modifica radicalmente l’impianto del Piano, che mantiene le 6 macro-missioni, vale a dire 6 aree di investimento:

  • digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura (46,1 miliardi),
  • rivoluzione verde e transizione ecologica (68,9 miliardi),
  • infrastrutture per una mobilità sostenibile (31,9 miliardi),
  • istruzione e ricerca (28,4 miliardi),
  • inclusione e sociale (27,6 miliardi), 
  • salute (19,7 miliardi).

A orientare la revisione il focus sugli investimenti ad alto impatto sulla crescita, sulla trasformazione dei settori e sulle filiere innovative. Le sei missioni a loro volta raggruppano 16 componenti funzionali per realizzare gli obiettivi economico-sociali definiti nella strategia del Governo.

Le componenti si articolano in 47 linee di intervento per progetti omogenei e coerenti. I singoli progetti di investimento sono stati selezionati secondo criteri volti a concentrare gli interventi su quelli trasformativi, a maggiore impatto sull’economia e sul lavoro. Per ogni missione, inoltre, sono indicate le riforme necessarie a una più efficace realizzazione, collegate all’attuazione di una o più componenti.

Grazie al lavoro di riscrittura svolto dal ministro Gualtieri insieme ai ministri degli Affari UE e del Sud, Vincenzo Amendola e Giuseppe Provenzano, il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) cerca di conciliare due esigenze opposte: allargare la fetta della torta per gli investimenti, portandola al 70%, riducendo ulteriormente quella dedicata ai sussidi; ma senza sfondare le linee di deficit e debito scritte nei tendenziali di finanza pubblica.

PNRR: 6 missioni, 16 componenti

Il primo dei pilastri del piano, cioè la transizione digitale, si articola in tre componenti:

  • digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella PA, che potrà contare su 11,4 miliardi,
  • digitalizzazione, ricerca e sviluppo e innovazione del sistema produttivo, in cui rientra anche il Piano Transizione 4.0, con una dotazione complessiva di circa 26,7 miliardi,
  • turismo e cultura, con 8 miliardi. 

Non cambiano le risorse complessive destinate alla rivoluzione verde e alla transizione ecologica. Nella nuova versione del PNRR ci sono quattro componenti sul tema:

  • agricoltura sostenibile ed economia circolare (6,3 miliardi, invece che 5,5),
  • energia rinnovabile, idrogeno e mobilità sostenibile (18,2 miliardi),
  • efficienza energetica e riqualificazione degli edifici (29,3 miliardi),
  • tutela del territorio e della risorsa idrica (15 miliardi,invece che 14,3). 

Per la terza missione, sul fronte ferroviario, è previsto un "consistente intervento" sulla rete, pari a 28,3 miliardi, che è stato "ulteriormente potenziato nel Mezzogiorno grazie al supporto dei fondi FSC". Mentre, lato intermodalità, è previsto un "cronoprogramma nazionale per gli investimenti per la logistica e la digitalizzazione dei porti, a partire da Genova e Trieste", e per il rinnovo delle flotte portuali e dei mezzi di terra e la navigazione fluviale. La componente, che potrà contare su 3,6 miliardi, è stata "potenziata per finanziare investimenti nei porti del Sud, mentre sono stati eliminati gli incentivi al rinnovo delle flotte e del parco veicolare". 

Rafforzato anche il budget a disposizione del capitolo Istruzione, cresciute da da 27,91 a 28,49 miliardi. In particolare, le risorse della componente "potenziamento delle competenze e diritto allo studio", che riguarda anche il contrasto alla povertà educativa e ai divari territoriali nella quantità e qualità dell’istruzione sono pari a 16,7 miliardi. Il secondo cluster, “Dalla ricerca all’impresa”, invece, avrà a disposizione 11,7 miliardi.

Per quanto riguarda la missione Inclusione e sociale, questa si articola in tre componenti:

  • politiche per il lavoro, che potrà contare su 12,6 miliardi,
  • infrastrutture sociali, famiglie, comunità e Terzo settore, con una dotazione di circa 10,8 miliardi,
  • interventi speciali di coesione territoriale, con 4,1 miliardi. 

Sono inseriti in questa componente ulteriori fondi per la ricostruzione privata e il potenziamento della ricostruzione di servizi pubblici nelle aree colpite dai terremoti del 2009 e 2016.

Raddoppiati gli sforzi economici rivolti al capitolo sanità. Rispetto ai 5 miliardi della bozza precedente, salgono a 7,9 miliardi i fondi per la componente "assistenza di prossimità e telemedicina" (di cui 400 milioni dal React-EU), che è "finalizzata a potenziare e riorientare il SSN verso un modello incentrato sui territori e sulle reti di assistenza socio-sanitaria; a superare la frammentazione e il divario strutturale tra i diversi sistemi sanitari regionali garantendo omogeneità nell’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza; a potenziare la prevenzione e l’assistenza territoriale, migliorando la capacità di integrare servizi ospedalieri, servizi sanitari locali e servizi sociali". Il cluster "innovazione dell’assistenza sanitaria" passa invece da 4 a 10,5 miliardi.

Donne, giovani e Mezzogiorno sono, infine, priorità trasversali contenute in tutti gli obiettivi del Recovery Plan nazionale al quale sta lavorando il Governo e che saranno misurati negli impatti macroeconomici, occupazionali e di indicatori BES. "Tali priorità non sono affidate a singoli interventi circoscritti in specifiche componenti, ma perseguite in tutte le missioni del PNRR. Ogni missione, infatti, deve esplicitare le linee di riforma e di intervento mirate al perseguimento delle tre priorità trasversali, anche attraverso la definizione ex ante e la misurazione dei risultati attesi". 

Donne, giovani, Mezzogiorno PNRR

Le modifiche avrebbero ridotto gli spazi per interventi come il Patent Box, mentre sembra confermato il Superbonus, ancorato al quadro previsto dalla legge di Bilancio 2021. Infine, dovrebbe essere fornito ulteriore sostegno ai progetti aggiuntivi: quelli che non sono già contemplati nei programmi di finanza pubblica e servono ad accelerare la crescita italiana.

Su quali fondi può contare il Piano nazionale di ripresa e resilienza

Con l’inserimento dei fondi per il Sud a valere sul Fondo Sviluppo e Coesione (FSC), il PNRR arriva a quota 222,9 miliardi di euro, di cui 144,2 aggiuntivi, per accogliere le osservazione dei partiti di maggioranza e rispondere a eventuali obiezioni da parte di Bruxelles. Nel testo provvisorio, quindi, non solo sarebbero stati modificati i saldi, ma sarebbe stato aggiunto un intero capitolo per inquadrare le possibili interazioni dei progetti del PNRR con quelli finanziati con le altre risorse comunitarie e con i fondi di coesione nazionali.

Secondo quest'ultima bozza, infatti, all'interno del Recovery Plan molti progetti destinati alle aree svantaggiate potrebbero contare in parte sui fondi europei per la coesione territoriale, che già erano previsti nel tendenziale - dunque non aumentano il deficit - ma non erano ancora stati ancora programmati.

Non è corretto quindi parlare di una crescita dei fondi del Recovery a favore dell'Italia: la quota italiana di Next Generation EU resta sempre ferma a 209 miliardi, divisi fra i 196 miliardi del Recovery and Resilience Facility e i fondi satellite come ReactEU e il Just Transition Fund. Entrerebbe, quindi, in campo un anticipo di programmazione di fondi estranei al programma straordinario europeo per la ripartenza post Covid-19, come i fondi strutturali europei e le risorse nazionali del FSC.

Il Piano "può prevedere, in alcuni ambiti (politiche industriali per le filiere strategiche, miglioramento dei servizi turistici e infrastrutture di ricettività, economia circolare, housing sociale), l'utilizzo di strumenti finanziari che consentano di attivare un positivo effetto leva sui fondi per facilitare l'ingresso di capitali privati (equity o debito), di altri fondi pubblici o anche di una combinazione di entrambi (blending) a supporto delle iniziative di investimento. In questa prospettiva, l'intervento pubblico può assumere la forma di una garanzia su finanziamento privato oppure di una copertura dell'eventuale prima perdita dell'investimento azionario finalizzato alla realizzazione di specifici progetti", spiega la bozza.

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