Manovra 2020: cosa cambia per le partite IVA?

Manovra 2020 regime forfettario: Photocredit: edar da PixabayLa Legge di bilancio 2020 prevede alcune novità per le partite IVA. Salta la flat tax per i redditi sopra i 65mila euro e si aggiungono nuove condizioni per accedere al regime forfettario. Dall’Agenzia delle Entrate arrivano anche chiarimenti sull’accesso al credito d’imposta per investimenti da parte dei professionisti.

Il testo della Legge di Bilancio 2020

Oltre alle modifiche che erano state ampiamente previste e che vanno a restringere il perimetro di applicazione del regime forfettario, per quanto riguarda le partite IVA la Manovra prevede delle agevolazioni anche per gli investimenti, ma solo quelle con l’aliquota più bassa. 

Il credito d’imposta per i professionisti è solo quello al 6%

L’Agenzia delle Entrate ha fatto chiarezza sull’applicazione del credito d’imposta per investimenti sui beni 4.0 da parte dei professionisti.

Nel rispondere ad una domanda di ItaliaOggi nel corso del Forum commercialisti del 13 gennaio 2020, l’Agenzia ha infatti chiarito che il credito d'imposta per gli investimenti effettuati dagli “esercenti arti e professioni” previsto al comma 194 della Manovra è solo quello del 6% (l’ex super ammortamento) e non anche quello del 40% (l’ex iper ammortamento). 

Il comma 194 infatti - chiarisce l’Agenzia - rinvia ad un altro comma della Legge di bilancio (il 188) che riconosce un credito d'imposta al 6% per quegli investimenti che riguardano beni diversi da quelli funzionali alla trasformazione tecnologica di Impresa 4.0.

Pertanto, rinviando al campo di applicazione del comma 188, l’Agenzia chiarisce che l’intenzione del governo nel concedere un credito d'imposta ai professionisti per gli investimenti, si limita solo all’aliquota del 6% e non anche a quella del 40% che, a questo punto, riguarda solo le imprese.

La Legge di bilancio ha messo a punto una serie di strumenti per favorire gli investimenti da parte delle imprese. L’agevolazione consiste in un credito d’imposta con aliquote diverse a seconda del tipo di investimento. In particolare:

  • Il credito è al 40% per investimenti aventi a oggetto beni materiali Industria 4.0 (ricompresi nell'allegato A annesso alla legge 11 dicembre 2016, n. 232), per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro;
  • Il credito è al 20% del costo, per la quota di investimenti oltre i 2,5 milioni di euro, e fino al limite massimo di costi complessivamente ammissibili pari a 10 milioni di euro;
  • Il credito è al 15% per gli investimenti in beni immateriali (ricompresi nell'allegato B annesso alla legge 11 dicembre 2016, n. 232 e successive integrazioni), nel limite massimo di costi ammissibili pari a 700 mila euro;
  • Il credito è infine al 6% per gli investimenti aventi a oggetto beni diversi da quelli sopra indicati, nel limite massimo di costi ammissibili pari a 2 milioni di euro. 

In conclusione pertanto, rispetto a tutte le agevolazioni previste per gli investimenti, l’Agenzia delle Entrate ha confermato che i professionisti potranno accedere al credito di imposta, ma solo a quello con l'aliquota del 6% che riguarda investimenti in beni (materiali e immateriali) diversi da “Impresa 4.0”.

Credito d’imposta per beni 4.0 anche ai professionisti, ma solo al 6%

Anche i forfettari possono usufruire del bonus per l’acquisto dei beni strumentali

Sul tema delle agevolazioni per gli investimenti effettuati dai professionisti era intervenuta la scorsa settimana anche Confprofessioni.

L’Associazione, infatti, segnalava che dal 1 gennaio 2020 si amplia la platea delle imprese che hanno diritto al credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali. Tra i beneficiari, infatti, vengono incluse anche le partite IVA in regime forfettario.

Con l’abbandono del super e iper ammortamento per gli investimenti previsti da Piano Impresa 4.0 e la trasformazione dell’agevolazione in credito d’imposta “detraibile quindi anche dall'imposta forfettaria del 5%-15%” - scrive Confprofessioni - la misura sarà usufruibile anche da parte dei professionisti, inclusi quelli in regime forfettario.

Si tratta di un cambiamento non da poco perché l’agevolazione sull’acquisto di beni strumentali, nella sua precedente formulazione, era rimasta invece preclusa ai forfettari.

Come sottolinea Confprofessioni “per chi ha la flat tax il guadagno è certo (perché finora nessuna agevolazione era applicabile), mentre per i professionisti in regime ordinario il calcolo della convenienza del nuovo sconto resta più complesso”.

“Il bonus potrà essere utilizzato - ricorda Confprofessioni - per acquistare beni strumentali materiali e nuovi: pc, stampanti, arredi dello studio e tutti i beni strumentali con percentuale di ammortamento superiore al 6.5% (immobili ed altri). Esclusi dall’agevolazione i software (se non inscindibili dal pc, bene materiale) e beni di Industria 4.0, perché immateriali”.

Bye bye flat tax per i redditi sopra i 65mila euro

Tra i principali cambiamenti previsti dalla Legge di bilancio 2020, uno dei più attesi era quello relativo all’abolizione della flat tax al 20% per i redditi compresi tra i 65mila e i 100mila euro. Viene quindi abolita quella norma che sarebbe dovuta entrare in vigore a partire dal 2020 ma che, invece, non vedrà mai la luce.

La misura - che era stata fortemente caldeggiata dal precedente Governo - prevedeva la possibilità, per i redditi tra i 65mila e i 100mila euro, di avvalersi di un’imposta sostitutiva con aliquota fissa al 20% dell’imposta sul reddito, delle addizionali regionali e comunali e dell’imposta regionale sulle attività produttive.

La cancellazione della flat tax del resto non sorprende. Si tratta, infatti, di una modifica ampiamente annunciata dal Governo Conte bis, impegnato a trovare 23 miliardi di euro per bloccare l'aumento dell’IVA al 23%.

I nuovi criteri per accedere al regime forfettario

La Manovra 2020 porta con sé, poi, alcune novità in merito ai criteri necessari per accedere o restare all’interno del regime forfettario, cioè quel regime di tassazione agevolata al 15%.

Oltre infatti al limite dei ricavi stabilito a 65mila euro (che resta invariato), la Manovra 2020 reintroduce il rispetto di due condizioni da parte dei titolari di partita IVA che volessero usufruire di questo tipo di regime.

Il primo requisito richiede di non aver sostenuto spese superiori a 20mila euro lordi per il personale e per il lavoro accessorio.  Si tratta di un limite che, in realtà, era già previsto nella prima versione del regime forfettario (che fissava però il tetto a 5mila euro invece che a 20mila) e che era stato poi soppresso dalla Legge di bilancio 2019. Potranno pertanto accedere al regime forfettario quei contribuenti che abbiano sostenuto spese per un ammontare complessivamente non superiore ai 20mila euro lordi per:

  • lavoro accessorio;
  • lavoro dipendente;
  • compensi erogati ai collaboratori, anche assunti per l’esecuzione di specifici progetti;
  • somme erogate sotto forma di utili da partecipazione agli associati.

La seconda condizione per usufruire del regime forfettario è, invece, quella connessa al redditi da lavoro dipendente che non debbono superare i 30mila euro l’anno.

La Manovra, infatti, ripristina l’esclusione dal regime forfettario dei soggetti che, nell'anno precedente, abbiano percepito redditi da lavoro dipendente e redditi assimilati a quelli da lavoro dipendente (come le pensioni) eccedenti l'importo di 30mila euro. La norma specifica, però, che la verifica di tale soglia è irrilevante se il rapporto di lavoro è cessato.

Legge Bilancio 2019 – regime forfettario dei minimi, novita' per partite IVA

Premio per chi usa la fatturazione elettronica

Con l’obiettivo di contrastare l’evasione fiscale, la Manovra prevede anche un premio per quelle partite IVA che utilizzeranno la fatturazione elettronica

I contribuenti che sia avvalgono del regime forfettario e che decideranno di utilizzare esclusivamente fatture elettroniche, infatti, riceveranno dallo Stato un “premio” consistente nella riduzione da 5 a 4 anni del periodo di accertamento fiscale da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Se, però, non scatta l’obbligo della fattura elettronica per le partite IVA, i liberi professionisti dovranno in ogni caso farsi carico, invece, dell’obbligo dello scontrino elettronico dal 2020, che allo stato attuale non contiene esoneri per i contribuenti forfettari.

> Il testo della Legge di bilancio 2020 pubblicata sulla GURI del 30 dicembre 2019

Photocredit: edar da Pixabay

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