Agricoltura: Parlamento UE vota riforma PAC. Via ai negoziati con il Consiglio

Consiglio Agrifish - Copyright: European UnionLa plenaria del Parlamento europeo ha adottato la sua posizione sulla riforma della Politica agricola comune e si prepara a negoziare l'assetto finale della nuova PAC con il Consiglio, che ha annunciato l'accordo tra gli Stati membri il 20 ottobre. Cosa cambia e quali misure vanno incontro alle richieste dell'Italia.

Bilancio UE 2021-2027: la proposta della Commissione per la nuova PAC

In plenaria gli eurodeputati si sono espressi su tutti e tre i regolamenti che compongono la riforma della Politica agricola comune: il regolamento sui Piani strategici nazionali della PAC è stato approvato con 425 voti favorevoli, 212 voti contrari e 51 astensioni; il regolamento sull'organizzazione comune dei mercati (OCM) è stato approvato con 463 voti favorevoli, 133 voti contrari e 92 astensioni; il regolamento orizzontale sul finanziamento, la gestione e il monitoraggio della PAC è stato approvato con 434 voti favorevoli, 185 voti contrari e 69 astensioni.

La posizione del Parlamento UE insiste sui temi della flessibilità, della sostenibilità ambientale e della capacità di rispondere alle crisi e sarà portata avanti nei triloghi con la Commissione europea e con i ministri dell’Unione, che la scorsa settimana, dopo due anni e mezzo di negoziati condotti da cinque diverse presidenze, hanno raggiunto un'intesa sulla nuova PAC.

Nel team negoziale del Parlamento ci sono anche due eurodeputate italiane: Mara Bizzotto (Lega) per il regolamento sull'OCM unica e Pina Picierno (PD) per il regolamento orizzontale.

Una volta raggiunto l'accordo tra le istituzioni UE,  la riforma della PAC entrerà in vigore, dopo due anni di transizione, nel 2023. La sua dotazione finanziaria dipenderà oerò dall'esito del negoziato complessivo sul Quadro finanziario pluriennale post 2020.

Il negoziato sulla riforma del PAC

La posizione del Parlamento UE sulla riforma della PAC

Il voto della plenaria conferma anzitutto la modifica del modello di gestione della PAC, il nuovo “delivery model” che riconosce maggiore sussidiarietà agli Stati membri e guarda più al raggiungimento degli obiettivi che alla conformità a norme comuni. Attraverso i Piani strategici i paesi UE sceglieranno infatti gli strumenti e le azioni per raggiungere i target concordati a livello dell'Unione, che la Commissione verificherà attraverso un rapporto di performance annuale. La raccomandazione del PE è di assicurare, pur nella maggiore libertà riconosciuta agli Stati membri, parità di condizioni in tutta l’Unione per evitare distorsioni nel mercato unico.

Sul fronte della sostenibilità ambientale, il Parlamento chiede di rafforzare le condizionalità, quindi le pratiche rispettose del clima e dell’ambiente che gli agricoltori devono obbligatoriamente applicare per ottenere i pagamenti diretti, e di dedicare almeno il 35% del bilancio per lo sviluppo rurale alle misure legate al clima e all’ambiente. Inoltre, il 30% del budget dei pagamenti diretti dovrebbe essere destinato ai nuovi ecoschemi.

Più in generale, almeno il 30% dei finanziamenti dell’UE dovrebbe sostenere gli sforzi degli agricoltori per la lotta al cambiamento climatico, la gestione sostenibile delle risorse naturali e la tutela della biodiversità. Inoltre, il PE chiede agli Stati membri di incoraggiare gli agricoltori a destinare almeno il 10% dei propri terreni a interventi paesaggistici a sostegno della biodiversità, quali siepi, alberi non produttivi e stagni.

Fronte capping, gli eurodeputati vogliono ridurre progressivamente i pagamenti diretti annuali agli agricoltori superata la soglia di 60mila euro e fissarne il massimale a 100 mila euro. Prima di effettuare la riduzione, tuttavia, gli agricoltori potrebbero detrarre dall'importo dell'aiuto il 50% dei salari collegati alle attività agricole. Una misura importante per i paesi, come l'Italia, che hanno un modello di agricoltura ad alta intensità di manodopera.

Il PE chiede poi di riservare il 6% del budget nazionale per i pagamenti diretti alle aziende agricole di piccole e medie dimensioni e almeno il 4% della dotazione al sostegno dei giovani agricoltori, che dovrebbero continuare a beneficiare di finanziamenti specifici nell'ambito dei PSR. Azioni ad hoc dovrebbero poi contribuire a promuovere una maggiore inclusione delle donne nell'economia rurale, mentre dagli aiuti PAC dovrebbero esclusi coloro che possiedono terreni rurali, ma non svolgono almeno un livello minimo di attività agricola, a cominciare dai gestori di aeroporti, servizi ferroviari, impianti idrici, servizi immobiliari, i proprietari di terreni sportivi e le aree ricreative permanenti.

Gli eurodeputati chiedono anche di accelerare il processo di convergenza interna, assicurando che in tutti i territori di ciascuno Stato membro l'importo degli aiuti per ettaro raggiunga almeno il 75% della media dei pagamenti diretti entro il 2024 (target che la Commissione UE fissava al 2026) e il 100% entro il 2027.

Infine, il Parlamento vuole rendere permanente la riserva per le crisi, che dovrebbe poter contare su un bilancio adeguato per aiutare gli agricoltori in caso di instabilità dei prezzi o dei mercati, e propone di comminare sanzioni più elevate  - dall'attuale 5% al 10% del valore dei pagamenti - in caso di inosservanza dei requisiti UE in materia di ambiente, benessere degli animali o qualità degli alimenti.

L'accordo in Consiglio sulla PAC post 2020. Riserva del 20% per i nuovi ecoschemi

Consiglio Agrifish - Copyright: European UnionLe relazioni votate dal Parlamento costituiscono la base per l'avvio dei negoziati con il Consiglio, che il 20 ottobre ha concordato un approccio generale sul pacchetto di riforma della PAC.

Le maggiori distanze riguardano l'ambizione ambientale della Politica agricola comune, dal momento che gli Stati membri hanno convenuto di destinare ai nuovi eco-schemi il 20% del budget dei pagamenti diretti del primo pilastro, contro il 30% chiesto dal PE, e di destinare il 30% delle risorse del secondo pilastro alle misure agro-climatico-ambientali dei Programmi di sviluppo rurale (PSR), a fronte del 35% sollecitato dagli eurodeputati.

Agricoltura – la nuova architettura verde della PAC post 2020

In base all'accordo raggiunto in Consiglio, gli eco-schemi dovranno essere attivati obbligatoriamente dagli Stati membri, prevedendo una fase pilota iniziale di due anni per evitare lo spreco di fondi in coincidenza con l'avvio dei nuovi strumenti. L'adozione delle pratiche ambientali sarà però facoltativa per gli agricoltori e funzionerà secondo un meccanismo premiale: quelli, cioè, che decideranno di andare oltre quanto richiesto dai Criteri di gestione obbligatoria (CGO) e dalle Buone condizioni agronomiche e ambientali (BCAA) riceveranno dei pagamenti supplementari.

Le misure per raggiungere gli obiettivi ambientali, che non dovranno essere cofinanziate a livello nazionale, e l'allocazione dei fondi tra le diverse pratiche verdi, verranno decise dagli Stati membri nell'ambito dei rispettivi Piani strategici nazionali.

Insieme all'orientamento generale sulla PAC, il Consiglio Agrifish di ottobre, probabilmente l'ultimo in presenza per diversi mesi a venire, ha approvato anche l'intesa sulle possibilità di pesca nel Mar Baltico per il 2021  e le conclusioni sulla strategia Farm to Fork che, nell'ambito del Green Deal, mira a rendere più sostenibile la filiera agroalimentare europea.

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Le richieste dell'Italia per la nuova PAC. Alle Regioni resta la gestione dei PSR

Come naturale in ogni compromesso, l'Italia porta a casa dal negoziato in Consiglio sulla PAC diverse conquiste, insieme ad alcune rinunce.

La ministra delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, aveva sollecitato la flessibilità poi concessa sugli ecoschemi, dal momento che i modelli produttivi differiscono molto da uno Stato membro all'altro, ma si era schierata contro la proposta di finanziarli con una quota di risorse definita a priori nell'ambito del budget dei pagamenti diretti, che avrebbe voluto decidere autonomamente nel Piano strategico nazionale. In caso di quota prestabilita, comunque, riteneva troppo alta la soglia del 20%. 

Passa poi la richiesta di una maggiore incisività degli strumenti per la gestione del rischio e la proposta di finanziare - su base volontaria - i fondi di mutualizzazione dei PSR anche con una piccola parte dei pagamenti diretti.

Soddisfazione per i contributi fino a 100mila euro ai giovani agricoltori e per le misure a favore dei piccoli agricoltori, tra cui maggiore semplificazione e l'esonero da eventuali tagli dei pagamenti diretti necessari per costituire una riserva anticrisi.

Fronte OCM, l'Italia ottiene le modifiche relative all'etichettura dei vini e la possibilità di attuare interventi di investimento e ristrutturazione nel settore dell'olio di oliva.

Tra le conquiste, al termine del Consiglio, la ministra ha citato anche la conferma del ruolo delle regioni che continueranno ad operare come Autorità di gestione dei PSR, alla luce delle competenze specifiche nel settore agricolo previste dal nostro assetto costituzionale, che l'impianto basato sui Piani strategici nazionali rischiava di far saltare. 

PAC 2021-27: Italia difende il ruolo delle Regioni nella gestione dei fondi UE

CdR, regioni marginalizzate e scarsa ambizione su Farm to Fork 

Nonostante le rassicurazioni, però, il Comitato europeo delle regioni si dichiara preoccupato per l'assetto della PAC che si va configurando alla vigilia del negoziato tra Parlamento e Consiglio. Allo stato attuale, osserva il relatore del CdR Guillaume Cros, la proposta legislativa "tende a emarginare - o addirittura a minare - il ruolo e l'autonomia delle regioni europee nella gestione di questa politica dell'UE, semplicemente caricandole di misure di attuazione stabilite a livello nazionale".

L'applicazione del nuovo schema di governance, secondo Cros, disperderà il patrimonio di esperienza gestionale maturato negli anni in molte regioni europee, rendendo impossibile delineare strategie coerenti con le esigenze di sviluppo dei sistemi territoriali e con le rispettive specificità locali. Da qui l'appello a mantenere il ruolo delle regioni nella gestione e nell'attuazione in particolare del secondo pilastro della PAC, allineandosi alla posizione votata dalla plenaria del Parlamento europeo, che attraverso i suoi emendamenti ha messo nero su bianco la necessità che gli Stati membri coinvolgano le rispettive regioni nell'elaborazione dei Piani strategici della PAC.

Il Comitato delle regioni critica anche la mancanza di ambizione del Parlamento in termini di allineamento della PAC agli obiettivi del Green Deal e della strategia Farm to Fork, che dovrebbe tradursi in target europei quantificati e misurabili nei diversi Piani strategici nazionali.

Se non includiamo nella PAC gli obiettivi di Farm to Fork, che vanno dalla riduzione dei pesticidi all'aumento della superficie destinata all'agricoltura biologica, ha spiegato il relatore del CdR sulla strategia, Guido Milana, ci priviamo anche dei mezzi e delle risorse per raggiungerli.  

Cosa prevede la strategia Farm to Fork per l'agroalimentare sostenibile

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