Idrogeno: l’UE può diventare leader globale. Airbus punta sul primo aereo a idrogeno

Idrogeno - Photocredit: European Union, 2014 Source: EC - Audiovisual ServiceLa corsa internazionale all’idrogeno è iniziata e l’Europa ha i numeri per arrivare sul podio globale. Mentre a Bruxelles e nei diversi Paesi UE si definiscono programmi di investimento e progetti concreti, le imprese del settore stanno già scaldando i motori. Airbus, ad esempio, si prepara a sviluppare il primo aereo a idrogeno entro il 2025.

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La filiera dell’idrogeno verde e blu porterà investimenti per 400 miliardi di dollari da qui al 2035 su scala globale. A dirlo, un’analisi di Rystad Energy, secondo cui gran parte degli investimenti andrà a progetti per sviluppare le infrastrutture e i sistemi di trasporto dell’idrogeno.

"Al momento, i progetti sull'idrogeno, in particolare l'idrogeno verde, sono concentrati in Australia e in Europa", afferma Audun Martinsen, responsabile della ricerca sui servizi energetici presso Rystad Energy. 

L’Europa ha le carte in regola per diventare leader mondiale dell’idrogeno

Quel che non manca a Bruxelles è la volontà politica di investire sulla molecola: la direzione è stata indicata a luglio con la strategia europea per l’idrogeno, accompagnata dalla Clean Hydrogen Alliance che riunisce l'intera catena del valore: investitori, partner governativi, istituzionali e industriali. 

La prima assemblea della Clean Hydrogen Alliance si è tenuto il 26 e 27 novembre, con il Forum europeo sull'idrogeno, un evento di alto livello per capire come aiutare l'industria e la ricerca dell'UE sull’idrogeno a conseguire gli obiettivi di neutralità climatica dell'Unione.

In occasione dell’evento il commissario per il Mercato interno Thierry Breton ha chiarito ulteriormente l’importanza che Bruxelles accorda a questa fonte energetica: "In quanto elemento centrale del Green Deal europeo, l'idrogeno rinnovabile e a basse emissioni di carbonio non solo contribuirà alla transizione verso l'energia verde, ma offre importanti opportunità commerciali alle imprese dell'UE. Gli Stati membri dovrebbero utilizzare oculatamente i fondi per la ripresa nazionali per contribuire a gettare le basi dei mercati dell'idrogeno e delle infrastrutture transfrontaliere in Europa".

A che punto sono i Paesi europei?

In pole position nella gara all’idrogeno c’è la Germania, che a giugno ha definito la propria strategia che fissa anche un obiettivo di 5 GW di capacità di elettrolisi domestica per l’idrogeno verde prodotto nel Paese entro il 2030 e 10 GW entro il 2040, comprese le capacità di generazione di energia rinnovabile aggiuntive necessarie.

Il focus è sull’impiego della molecola nell’industria (in particolare siderurgica e chimica) e nel trasporto di merci pesanti.

La Francia non è da meno: quasi un terzo del Recovery Plan nazionale sarà destinato a politiche energetiche più verdi e, nello specifico, nello sviluppo di tecnologie per la produzione di idrogeno verde.

Nella sua strategia nazionale dedicata all’idrogeno, la Spagna ha indicato una tabella di marcia per lo sviluppo del settore, con obiettivi a breve e medio termine e valutazioni climatiche dedicate. Obiettivo: 4 GW di elettrolizzatori entro il 2030, pari al 10% della potenza proposta dalla Commissione Europea per l’intera UE.

L’Italia è quasi pronta a lanciare la sua strategia: il 24 novembre il ministero dello Sviluppo economico ha lanciato una consultazione pubblica per limare gli ultimi dettagli.

Centrali nello sviluppo del settore in Europa saranno le cosiddette hydrogen valley. L’Olanda settentrionale, forte delle sue infrastrutture gas e potenzialità eoliche offshore, è decisa a diventare entro la fine del decennio la hydrogen valley d’Europa. Per centrare l’obiettivo,  31 aziende ed enti locali ha lanciato un piano da 9 miliardi per arrivare alla produzione nel 2030 di 100 petajoule (PJ) all’anno di idrogeno (il 75% “green” e il 25% “blue”), abbastanza per coprire oltre un quarto della domanda dell’Europa nord-occidentale.

In Italia, diverse regioni si candidano a diventare hydrogen valley, a partire dalla Sicilia. Un progetto in tal senso è in corso di sviluppo tramite il progetto CheapH2, sovvenzionato tramite i fondi europei di Horizon 2020. Il progetto - coordinato da Meridionale Impianti in collaborazione con Sol Spa e l’Istituto di Tecnologie Avanzate per l’Energia “Nicola Giordano” del Cnr - mira allo sviluppo industriale di un sistema compatto di co-generazione di energia elettrica e idrogeno da gas naturale per stazioni di rifornimento. 

Le aziende hanno già scaldato i motori, e fanno richieste precise a Bruxelles

Le Hydrogen Valley europee

A luglio, un gruppo di 11 società che si occupano di infrastrutture del gas ha presentato una proposta per lo sviluppo di infrastrutture per l'idrogeno dell'UE a partire dalle regioni chiave delle energie rinnovabili in Europa, come il Mare del Nord. Secondo la strategia infrastrutturale proposta, entro il 2030 sarà necessario costruire una rete di gasdotti di 6.800 chilometri per facilitare il trasporto, connettendo alcune “hydrogen valley” europee.

Tra queste figura l’italiana Snam, che presentando il piano 2020-2024 a novembre ha ribadito la volontà di puntare molto, sia in termini di investimenti che di partnership tecnologiche, sull’idrogeno.

Renewable Hydrogen Coalition

Per fare dell’Europa il leader mondiale dell’idrogeno verde, le aziende avanzano anche richieste precise a Bruxelles: la “Renewable Hydrogen Coalition”, coalizione creata da WindEurope e SolarPower Europe con il sostegno di Breakthrough Energy, chiede di aumentare il target di 40 GW di elettrolizzatori per la produzione di idrogeno da rinnovabili al 2030.

Il Vecchio Continente, sostiene un libro bianco presentato in occasione del lancio dell’iniziativa, possiede infatti i principali cluster di domanda con oltre 300 TWh di idrogeno già utilizzato oggi, è la regione con le maggiori ambizioni di decarbonizzazione, è leader nell’innovazione (il 50-60% delle start-up dell’idrogeno globali sono europee), è al primo posto nella produzione di elettrolizzatori con una quota di mercato del 25-30%, detiene il primato nei progetti H2 annunciati (circa 1,3 mln ton di produzione annua) ed è tra i principali mercati delle rinnovabili.

La coalizione, spiega una nota, si propone perciò di costituire una “rete interdisciplinare di alto livello di innovatori, aziende e industrie utilizzatrici” per sviluppare rapidamente una comunità dell’idrogeno da Fer, che presenterà proposte concrete su tracciabilità, infrastrutture, investimenti, market design e incentivi.

E incoraggia i decisori politici a raddoppiare gli sforzi per la ricerca e dimostrazione e la Commissione UE a fissare, nell’ambito delle previste revisioni periodiche della strategie per l’idrogeno, obiettivi al 2030 più ambiziosi, magari considerando target per specifici settori. In questo modo, si darebbe “maggiore chiarezza all’industria”.

Airbus punta sul primo aereo a idrogeno

Airbus è pronta a sviluppare un aereo a idrogeno entro il 2025: un obiettivo molto ambizioso, visti i problemi di costi e stoccaggio che si pongono al momento

La compagnia sta lavorando a tre progetti: un aereo di linea classico, uno a turboelica e un nuovo modello in cui l’ala è fusa con il corpo. Tutti e tre utilizzeranno l’idrogeno sia in particolari turbine a gas, sia nelle celle a combustibile per creare energia elettrica.

Nei prossimi cinque anni Airbus lavorerà ai concept e alle dimostrazioni di volo, nel 2025 deciderà se si tratta di un investimento possibile e fruttuoso. La produzione inizierebbe eventualmente verso il 2028, dato che serviranno circa due anni per individuare i fornitori e scegliere i siti di produzione. Se tutto andrà come previsto,  il primo aereo a idrogeno comincerà a trasportare passeggeri nel 2035.

Per quella data, secondo la compagnia, il costo dell’idrogeno si sarà abbassato al punto da renderlo competitivo con i combustibili fossili e un numero sufficiente di aeroporti si sarà attrezzato per gestire i veicoli alimentati con questo carburante. 

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