Via ai negoziati sulla direttiva salario minimo

Salario minimo - Photo credit: Foto di Yerson Retamal da Pixabay Parlamento europeo, Stati membri e Commissione hanno avviato i triloghi, sotto la presidenza francese del Consiglio dell'Unione, sulla proposta di nuove misure a livello UE per garantire salari equi e dignitosi a tutti i lavoratori.

Il parere di imprese e lavoratori sulla proposta di salario minimo

Il negoziato sulla direttiva sulla salario minimo, partito il 13 gennaio, si basa sul mandato approvato dalla plenaria del Parlamento UE il 25 novembre scorso, che mira ad estendere la copertura della contrattazione collettiva in particolare nei Paesi UE che hanno meno dell'80% dei lavoratori coperti da questi accordi, e sulla posizione del Consiglio votata il 6 dicembre dai 27, che invece vorrebbero intervenire a fronte di una copertura della contrattazione collettiva inferiore al 70%.

Ipotizzata da anni e sempre rimandata, la direttiva per il rafforzamento dei regimi di salario minimo dovrebbe assicurare un reddito dignitoso a tutti gli europei senza interferire con le competenze e le tradizioni nazionali degli Stati membri e con la libertà delle parti sociali. 

“Le parti sociali hanno un ruolo cruciale da svolgere nella negoziazione dei salari a livello nazionale e locale", ha spiegato infatti il vicepresidente della Commissione UE, Valdis Dombrovskis. Ne sosteniamo l'autonomia e "laddove ciò non sia possibile, forniamo un quadro per guidare gli Stati membri nella fissazione dei salari minimi", ha aggiunto.

La proposta di Bruxelles sul salario minimo

L'Esecutivo UE è da tempo al lavoro sul tema e a gennaio del 2020 ha lanciato una consultazione pubblica di sei settimane, per raccogliere opinioni sulla necessità di un'azione specifica a livello europeo per assicurare che tutti abbiano uno stipendio sufficiente a vivere in modo dignitoso. L'obiettivo della normativa è "garantire che tutti i sistemi siano adeguati, dispongano di una copertura sufficiente, prevedano una consultazione approfondita delle parti sociali e si avvalgano di un opportuno meccanismo di aggiornamento".

La consultazione UE sul salario minimo

La proposta presentata il 28 ottobre 2020 dalla Commissione europea rappresenta una risposta all'impatto della crisi del Covid-19, particolarmente duro per i lavoratori a basso salario, come gli addetti alle pulizie e alle vendite al dettaglio, gli operatori sanitari e quelli impegnati nell'assistenza residenziale e a lungo termine, ma mira anche a gettare le basi per una ripresa economica sostenibile e inclusiva.

Se fissati a livelli adeguati, sostiene infatti l'Esecutivo UE, i salari minimi non solo hanno un impatto sociale positivo, ma apportano anche benefici più ampi all'intera economia, perchè riducono la disuguaglianza salariale, aiutano a sostenere la domanda interna, contribuiscono a ridurre il divario retributivo di genere e, proteggendo i datori di lavoro che pagano salari dignitosi ai lavoratori, garantiscono una concorrenza leale tra le imprese.

La direttiva presentata da Bruxelles rispetta i diversi approcci alla materia presenti negli Stati membri, l’autonomia delle parti sociali e la libertà della contrattazione collettiva, e si propone come un quadro di riferimento per fare in modo che i livelli minimi di retribuzione dei lavoratori siano proporzionati, applicati correttamente, aggiornati nel tempo e monitorati.

Nei fatti non si impone l'istituzione di un salario minimo nei paesi che non lo prevedono, ma ci si limita a promuovere l'adeguatezza e il rispetto dei regimi di salario minimo dove sono già presenti e a spingere gli Stati membri che non li prevedono – sei paesi tra cui l'Italia, dove circa l'80% dei lavoratori è coperto dalla contrattazione collettiva – ad assicurare l'applicazione delle retribuzioni minime previste dai contratti collettivi.

Trattandosi di una direttiva, e non di una semplice raccomandazione, però, se approvata dal Parlamento UE e dal Consiglio, la normativa dovrebbe essere obbligatoriamente recepita negli ordinamenti nazionali entro due anni. In questo modo, anche senza intervenire sul livello dei salari, di fatto spingerebbe tutti i paesi UE verso una maggiore protezione del reddito dei lavoratori.

In particolare, la proposta di direttiva prova a migliorare le condizioni salariali nell'Unione in tre modi: favorendo l'adeguatezza dei salari minimi legali - laddove esistenti - mediante la definizione di criteri stabili e chiari per determinarli e aggiornarli e un maggiore coinvolgimento delle parti sociali per la loro definizione; promuovendo la contrattazione collettiva in tutti gli Stati membri, in particolare in quelli in cui la copertura della contrattazione collettiva è inferiore al 70% dei lavoratori; richiedendo il monitoraggio in tutti gli Stati membri, anche mediante relazioni annuali da fornire alla Commissione, unitamente a un dialogo strutturato sul tema.

Consulta il testo della direttiva UE sul salario minimo

La posizione del Consiglio sul salario minimo

Già prima della proposta della Commissione i rappresentanti degli Stati membri si erano confrontati sull'argomento e avevano adottato delle conclusioni molto caute sul salario minimo, da una parte, riconoscendo che i regimi di reddito minimo contribuiscono alla protezione sociale dei gruppi più svantaggiati e all'inclusione delle persone nel mondo del lavoro e nella società, dall'altra, sottolineando che possono avere un effetto destabilizzante per l'economia nel suo complesso. In più, sin dall'inizio i 27 hanno rivendicato la propria autonomia nel definire le rispettive politiche di protezione sociale e affrontare le eventuali lacune conformemente alle loro competenze e ai modelli del mercato del lavoro nazionale.

Il mandato negoziale approvato dal Consiglio Lavoro e Politica sociale il 6 dicembre cerca un equilibrio tra queste due esigenze per contrastare il fenomeno della povertà lavorativa, senza intaccare le prerogative degli Stati membri e le specificità nazionali. La posizione dei 27 conferma la proposta della Commissione di prevedere piani d'azione per rafforzare le parti sociali nei paesi in cui la copertura della contrattazione collettiva risulta inferiore al 70% e di introdurre un quadro procedurale chiaro e stabile per aggiornare i salari minimi legali nei paesi che li prevedono. In più, i ministri hanno concordato sulla necessità di misure per migliorare l'accesso effettivo alla tutela garantita dal salario minimo per i lavoratori che vi hanno diritto, dalla previsione di controlli e ispezioni fino alle sanzioni per i datori di lavoro inadempienti.

"Sappiamo che l'equilibrio raggiunto è molto sensibile e che si aprirà un confronto delicato con il Parlamento", ha spiegato il ministro del Lavoro Andrea Orlando commentando il via libera del Consiglio alla posizione negoziale, ma "sono certo che con il dialogo sapremo trovare la strada giusta per proseguire nella costruzione di una Unione socialmente forte, equa ed inclusiva".

Leggi le conclusioni del Consiglio europeo sul salario minimo

Le richieste del Parlamento europeo

Anche il PE si era già espresso sul tema del salario minimo, con un testo non legislativo, approvato in plenaria a febbraio del 2021, in base al quale la Commissione dovrebbe includere il tema dei working poors nell’obiettivo globale di porre fine alla povertà nell'Unione e assicurare salari minimi legali sempre fissati al di sopra della soglia di povertà.

La relazione sulla direttiva a cura degli eurodeputati della commissione EMPL Agnes Jongerius e Dennis Radtke, su cui si basa il mandato a negoziare con il Consiglio, sposa invece un approccio di estremo realismo. Dal momento che target giuridicamente vincolanti circa l'introduzione di salari minimi legali o relativamente al loro livello verrebbero certamente respinti, almeno da una parte degli Stati membri, per problemi di sussidiarietà, il Parlamento ha scelto di rimanere sul piano delle raccomandazioni, ma cercando di migliorare il contenuto della proposta di direttiva.

Anzichè rimanere invischiati nel dibattito sull'ammissibilità di questa direttiva ai sensi del Trattato, puntiamo a sfruttare questa occasione per ridurre le disuguaglianze tra gli Stati membri e all'interno di ciascun paese UE e affrontare concretamente il problema inaccettabile della povertà lavorativa, ha spiegato la correlatrice Agnes Jongerius (S&D) nel corso di un briefing tecnico con la stampa. Un problema che interessa tante categorie di lavoratori in prima linea durante la pandemia - riders, personale dei supermercati, assistenti domiciliari, impiegati delle poste, ecc - che abbiamo l'opportunità di tutelare con salari dignitosi migliorando la proposta della Commissione, ha aggiunto.

Il PE punta quindi a rafforzare il contratto collettivo nei paesi in cui copre meno dell'80% dei lavoratori - e non il 70% come vorrebbe il Consiglio - e a far passare alcune modifiche alla proposta della Commissione sugli indicatori per considerare un salario minimo adeguato, che dovrebbero condurre a soglie più elevate in quasi tutti gli Stati membri. "Dobbiamo chiarire che il minimo è il minimo, cioè non vogliamo esenzioni, né baratti tra salari e benefit, e tutti i lavoratori, attraverso contratti collettivi o salari minimi legali, devono avere accesso a una retribuzione dignitosa", ha detto Jongerius.

Photo credit: Foto di Yerson Retamal da Pixabay

Questo sito web utilizza i cookie! Acconsenti ai nostri cookie, se continui ad utilizzare questo sito web.