Recovery Fund e QFP 2021-27: al via il negoziato, PE pronto a dare battaglia

Video conference Consiglio europeo - Copyright: European Union, 2020Le proposte della Commissione UE per il Quadro finanziario pluriennale 2021-27 e il Recovery fund Next Generation EU sono il minimo accettabile e il Parlamento è pronto a bloccare un eventuale accordo al ribasso tra gli Stati membri. E' quanto emerso dalla discussione in plenaria e nel primo incontro negoziale tra PE, Commissione, presidenza tedesca del Consiglio e il presidente del Consiglio europeo Charles Michel.

Bilancio UE: 1.850 miliardi per QFP 2021-2027 e Recovery Plan

Anche se per una minoranza di parlamentari le dimensioni della proposta della Commissione sono troppo grandi e condurranno a un eccessivo indebitamento dell'UE, la maggior parte degli eurodeputati considera il Quadro finanziario pluriennale 2021-27 da 1.100 miliardi e il Recovery fund da 750 miliardi come la base di partenza minima per il negoziato tra le istituzioni UE.

Il Parlamento ha espresso le sue condizioni in plenaria, durante il dibattito con il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, e con il commissario per le Relazioni interistituzionali, Maroš Šefčovič, ma anche in occasione della presentazione del programma della presidenza di turno tedesca da parte della cancelliera Angela Merkel. Nella stessa giornata i quattro presidenti delle maggiori istituzioni UE si sono incontrati in vista del prossimo Consiglio europeo.

Dopo il Vertice interlocutorio del 19 giugno scorso, infatti, i leader UE si incontreranno nuovamente il 17 e 18 luglio per un Consiglio europeo straordinario, a Bruxelles,  con l'obiettivo di raggiungere un accordo di massima sul Next Generation EU e sul Bilancio UE. Ed il Parlamento si è già detto pronto a porre il veto se il pacchetto concordato dai capi di Stato e di governo dell'Unione non sarà soddisfacente.

Recovery Fund e QFP

L'Italia si aspetta un pacchetto corposo, capace di rispondere sia alla crisi del Covid-19 nell'immediato che alle esigenze di finanziamento di lungo termine dell'Unione e, come spiegato dal ministro per gli Affari europei Vincenzo Amendola in audizione al Senato, considera la proposta della Commissione come una linea rossa, non modificabile al ribasso. 

Una linea rimarcata anche dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in conferenza stampa dopo l'incontro con il premier spagnolo Pedro Sanchez: "Non possiamo indietreggiare rispetto alla proposta della Commissione UE", ha detto Conte, confermando la necessità di un accordo entro luglio.

Ad animare il dibattito in vista del Consiglio, però, sembra essere soprattutto il tema del ricorso al MES, il fondo salva Stati osteggiato dal M5S e che il segretario Dem Nicola Zingaretti ha chiesto di utilizzare "per dare impulso alla ripresa" economica dopo l'emergenza. "Quando sarà valutato il negoziato europeo valuteremo ciò che conviene e non conviene all'Italia. A quel punto porteremo una proposta in Parlamento e nella proposta esamineremo i pro e i contro dei singoli strumenti", ha chiarito Conte da Madrid.

La proposta di Bruxelles su Recovery Fund e bilancio UE 2021-27

Su incarico del Consiglio europeo, che il 23 aprile ha concordato la creazione di un fondo per la ripresa per rispondere alla crisi del Covid-19, il 27 maggio scorso la Commissione europea ha proposto di destinare 750 miliardi, di cui 500 in forma di sovvenzioni e 250 sotto forma di prestiti, a Next Generation EU.

Basato su una combinazione di sovvenzioni e prestiti, Next Generation EU sarà finanziato attraverso prestiti contratti sul mercato dei capitali, tramite un aumento temporaneo massimale delle risorse proprie al 2%, da restituire tra 2028 e 2058. Una profonda innovazione, ha sottolineato Amendola in audizione, perchè è la prima volta che la Commissione va sul mercato per un'operazione di così ampia portata.

Tre i pilastri cui fanno riferimento le risorse, che dovranno essere spese entro il 2024:

  • supporto agli investimenti pubblici e alle riforme, in cui rientrano i 560 miliardi del Recovery and resilience facility, i 55 miliardi di React EU, il rafforzamento del Just transition fund e i 15 miliardi aggiuntivi per il FEASR, il Fondo europeo agricolo per sviluppo rurale,
  • sostegno agli investimenti privati, in cui rientrano il nuovo nuovo meccanismo di sostegno alla solvibilità, il potenziamento di Invest EU e la creazione al suo interno della nuova finestra per gli investimenti strategici,
  • lezioni della crisi, cui fanno riferimento il nuovo programma per la salute EU4Health da 9,4 miliardi, i 2 miliardi aggiuntivi per il meccanismo di protezione civile dell'Unione RescEU, il rafforzamento dello strumento per gli aiuti umanitari con 5 miliardi di euro, i 94,4 miliardi per Horizon Europe e il potenziamento dello strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale fino a 86 miliardi.

Al Recovery fund si collega una revisione del bilancio UE per il settennato 2021-2027 proposto nel 2018, che avrebbe una dotazione di 1.100 miliardi di euro, l'1,12% del reddito nazionale lordo dell'UE a 27, appena sopra la proposta sottoposta ai leader UE dal presidente Michel a febbraio e giudicata eccessiva dai Paesi frugali - Austria, Danimarca, Paesi Bassi e Svezia - che volevano limitare la spesa complessiva all'1% del RNL dell'UE a 27.

Questi 1.850 miliardi si aggiungono ai 540 miliardi delle misure già concordate - da SURE ai prestiti BEI - e alla modifica dell'attuale Quadro finanziario pluriennale per sbloccare 11,5 miliardi aggiuntivi già nel 2020.

Commissaria Ferreira - Copyright: European Union 2020 - Photographer: Abdesslam MirdassIl risultato, ha spiegato nei giorni scorsi la commissaria per la Coesione e le riforme, Elisa Ferreira, durante un webinar organizzato dal PE, è un bazooka da 2,4 miliardi, un pacchetto che combina sovvenzioni e prestiti e che vede la Commissione contrarre prestiti sui mercati finanziari per sostenere investimenti nei paesi più colpiti dalla crisi sanitaria ed economica dovuta al Coronavirus. Una mossa pionieristica, che va oltre la logica del giusto ritorno e dell'idea che il bilancio UE sia un gioco a somma zero, ha detto.

Convergenza e coesione sono nel dna della proposta della Commissione e che l'obiettivo primario di Bruxelles è evitare che una crisi simmetrica dia origine a una ripresa asimmetrica, con gli Stati membri in grado di destinare maggiori risorse alle rispettive economie avvantaggiati rispetto a quelli che, per motivi di finanza pubblica,  non possono sostenere altrettanto generosamente l'attività produttiva delle imprese e la domanda interna.

React EU è il ponte tra le due programmazioni dei fondi europei

Il primo intervento in questo senso è React EU, l'iniziativa che dà seguito alla Coronavirus Response Investment Initiative (CRII) e poi alla Coronavirus Response Investment Initiative Plus per dare risposte immediate alla crisi.

Con 55 miliardi di euro, di cui 50 miliardi dal Next Generation EU e 5 miliardi dalla revisione dell'attuale Quadro finanziario pluriennale, React EU dovrebbe fare da ponte tra la programmazione 2014-2020 e il settennato 2021-2027, costruendo una base solida per la ripresa, garantendo liquidità alle PMI, sostegno per la realizzazione di infrastrutture verdi e digitali e per la creazione e il mantenimento dell'occupazione.

Le risorse di React EU saranno gestite secondo regole molto flessibili, sul modello della CRII, ha detto la commissaria, e in linea con l'intento di non lasciare nessuno indietro saranno assegnate seguendo una chiave di distribuzione dinamica. La Commissione UE infatti non ha previsto allocazioni predefinite, ma la possibilità di intervenire in base al grado di prosperità e alla severità della crisi nei diversi Paesi membri, compreso l'impatto sull'occupazione giovanile.

L'UE post crisi Covid deve essere verde e digitale

Il secondo messaggio chiave, per la Commissione, è che le risorse messe in campo attraverso i diversi strumenti proposti da Bruxelles devono essere investite per sostenere la ripresa e aumentare la resilienza delle economie dei Paesi UE nel quadro della transizione verde e digitale. Per questo l'Esecutivo UE ha proposto anche il potenziamento del Just Transition Fund, il primo pilastro del Just Transition Mechanism, dedicato ad aiutare le regioni più povere dell’UE a muoversi verso un’economia a emissioni zero.

I fondi, però, vanno intesi come uno strumento, la spesa non è un obiettivo in sé. I paesi UE devono sfruttarli per accompagnare le riforme che possono rendere le nostre economie più competitive e forti. 

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Paesi frugali e gruppo di Visegrad complicano il negoziato

Nonostante tutti concordino sulla necessità di dare risposte a cittadini e imprese in tempi rapidi, la riunione del 19 giugno è stata solo interlocutoria e il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, ha rinunciato a presentare una scatola negoziale, che dovrebbe invece essere sottoposta ai leader dell'Unione in occasione del vertice a Bruxelles del 17 e 18 luglio.

L'obiettivo di questo primo giro di tavolo era quindi definire i margini di manovra che avrà a disposizione la nuova presidenza tedesca dell'Unione, che parte il 1° luglio, per arrivare ad un accordo politico prima della pausa estiva, superando le obiezioni dei quattro Paesi frugali e del gruppo di Visegrad.

Da una parte, infatti, Danimarca, Austria, Paesi Bassi, Svezia, cui si sarebbe avvicinata anche la Finlandia, sono contrari a ogni forma di mutualizzazione del debito, si oppongono ai finanziamenti a fondo perduto, ritengono che gli interventi dovrebbero limitarsi alla riparazione dei danni o a investimenti connessi alla pandemia e chiedono di mantenere il QFP entro l'1% dell'RNL dell'UE a 27. La posizione più dura da scalfire sembra essere quella dei Paesi Bassi, critici non solo sull'entità complessiva delle risorse, ma anche sulla modalità di finanziamento, sull'entità dell'aumento del massimale delle risorse proprie, sulla possibilità di introdurre nuove entrate e sui criteri di distribuzione delle risorse tra gli Stati membri.

Dall'altra parte ci sono i Paesi del gruppo Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia), che però potrebbero accontentarsi di alcuni correttivi alle proposte della Commissione europea circa i criteri di destinazione delle risorse, in sostanza di una fetta più grande della torta.

Il confronto è ancora aperto anche sul tema della macrocondizionalità economica e sul rafforzamento del legame al semestre europeo e alle riforme strutturali, oltre che sui rebate, che i Paesi beneficiari vorrebbero mantenere e che potrebbero diventare una leva per facilitare il compromesso. E persistono le divergenze sull'introduzione di nuove imposte europee - oltre alle risorse proprie proposte nel 2018, la Commissione UE ipotizza un meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera, una risorsa basata sulle imprese  con proiezione internazionale che traggono benefici dal mercato interno e una digital tax - e sull'opportunità di stanziamenti ulteriori per l'anno 2020. 

Per approfondire: Come si finanziano il Recovery Fund e Bilancio UE 2021-27

Amendola, Recovery plan Italia entro settembre

Ministro Amendola - Copyright: European UnionTutti questi temi sono al centro dei negoziati a livello politico che il presidente Michel ha avviato con i singoli leader UE con l'obiettivo di preparare la scatola negoziale da sottoporre ai leader UE prima del Consiglio europeo straordinario del 17 e 18 luglio.

L'Italia, ha spiegato il ministro Amendola in Senato, si è espressa a sostegno della proposta della Commissione, che rappresenta già una mediazione tra le varie posizioni. Un compromesso al ribasso non sarebbe accettabile, pena il rischio di produrre una distorsione permanente nel mercato interno, ha avvertito.

Questo a livello generale. Nel merito delle singole questioni, anche per l'Italia non mancano i nodi da sciogliere, dal no alla convergenza esterna nella Politica di Coesione alla revisione di medio termine, dai rebates alla semplicazione. Prioritario poi è il discorso sui tempi di effettiva operatività delle misure: Roma chiede di costruire una governance tale da garantire la rapidità degli esborsi e di prevedere una percentuale di prefinanziamento all'atto dell'approvazione dei Piani nazionali di ripresa, che dovranno essere predisposti tra il 15 ottobre 2020 e il 20 aprile 2021 per accedere alle risorse del Recovery Fund.

Secondo le simulazioni riportate da diverse fonti, tra cui Confindustria, ma non confermate dalla Commissione europea, l'Italia sarebbe il primo beneficiario di Next Generation EU con 172 miliardi di euro, di cui 80,4 miliardi di sovvenzioni e 90,9 miliardi di prestiti. L'intenzione del Governo, ha anticipato Amendola, è quella di presentare il Recovery plan già per settembre,  in collegamento con il lavoro per la nota di aggiornamento al DEF in vista della legge di Bilancio. 

Proprio per questo l'intenzione di Conte era quella di mettere al voto, in occasione dell'informativa sul Consiglio europeo del 15 luglio, una risoluzione di maggioranza sul Recovery Fund. L'infuriare della polemica sul MES, però,  rischia di scombinare i piani del premier: l'intervento in Aula potrebbe diventare il terreno per la battaglia sul Meccanismo europeo di stabilità, con le opposizioni ad alimentare lo scontro tra le due anime del Governo con risoluzioni pro e contro il fondo salva Stati.

Non sottovalutare il potere del Parlamento UE

Il successo del negoziato dipenderà anche dal Parlamento europeo che, dopo la riunione del gruppo di contatto per il Quadro finanziario pluriennale e le risorse proprie e l'approvazione del mandato a negoziare al presidente David Sassoli, ha discusso nel corso della plenaria di luglio sia con il presidente del Consiglio europeo Michel e con il commissario Šefčovič, che con la cancelliera Merkel, in occasione della presentazione del programma della presidenza tedesca del Consiglio dell'Unione. 

E proprio ad Angela Merkel, Sassoli ha consegnato le aspettative del PE, ribadendo la volontà di combattere "per il successo di questa proposta con tutti i mezzi a disposizione" e confidando che sotto la leadership della Germania "che ha capito bene l’importanza della solidarietà europea" il Consiglio raggiungerà un accordo adeguato.

David Sassoli - Copyright: European Union, 2020In caso contrario, il PE non è disposto a rinunciare alle proprie prerogative e ad accontentarsi di un compromesso al ribasso sotto la pressione dei tempi stretti. Un accordo in Consiglio non è l'accordo definitivo, hanno chiarito gli eurodeputati: il Parlamento europeo avrà infatti l'ultima parola prima che il bilancio a lungo termine 2021-27 possa entrare in vigore. 

Per ottenere il via libera della plenaria, quindi, il pacchetto deve prevedere una dotazione adeguata alle sfide determinate dalla pandemia e agli obiettivi di lungo termine dell'Unione. Non è possibile parlare di giovani e prevedere tagli a Erasmus Plus, così come sarebbe inutile parlare di green economy tagliando i programmi necessari per la lotta ai cambiamenti climatici e per arrivare nel 2050 a emissioni zero, ha dichiarato Sassoli.

Inoltre, il PE si aspetta nuove risorse proprie, come una tassa digitale o una basata sul sistema di scambio delle quote di emissione (ETS), per evitare che i cittadini debbano rimborsare il debito contratto per la ripresa. "Vogliamo lasciare in eredità soluzioni permanenti sulle entrate rendendo l'Unione europea forte, finanziariamente sostenibile e più autosufficiente". Per questo, ha aggiunto Sassoli, "serve chiarezza su quali imposte saranno trasferite all'Unione e quando diventeranno operative". Per il PE si tratta di un punto irrinunciabile, in assenza del quale non ci sarà accordo sul pacchetto.

Serve inoltre una verifica democratica sui nuovi strumenti: il Recovery fund si basa su "una consistente parte di risorse esterne che si appoggiano al bilancio UE, pari a 500 miliardi. Sarebbe impensabile che queste risorse fossero sottratte al controllo democratico del Parlamento europeo".

Recovery Fund: Parlamento UE sia il garante della democraticita'

C'è poi il tema del rispetto dello stato di diritto quale condizione vincolante per ricevere i finanziamenti UE nell'ambito del prossimo QFP, ipotesi contenuta nella proposta della Commissione di maggio 2018. Nel mandato negoziale gli eurodeputati hanno concordando in linea di principio con l'istituzione del meccanismo, ma hanno chiesto che i beneficiari finali dei fondi europei siano tutelati e che il Parlamento sia coinvolto nel processo decisionale sulla sospensione o riduzione dei pagamenti in caso di carenze generalizzate per quanto riguarda lo stato di diritto.

Primo incontro negoziale tra i quattro presidenti

Tutti questi punti sono stati ribaditi nell'incontro organizzato dalla numero uno della Commissione europea, Ursula von der Leyen, con Sassoli, Michel e Merkel per fare il punto sulle discussioni avute finora e prepararsi ai prossimi negoziati interistituzionali.

Alla luce delle previsioni economiche per i prossimi mesi, che indicano una grave recessione e un profondo impatto sociale del Covid in tutta l'Unione europea, i quattro presidenti delle principali istituzioni UE hanno concordato sulla necessità di raggiungere rapidamente un accordo su pacchetto ambizioso.

Per i quattro è essenziale che i capi di Stato e di governo raggiungano un'intesa durante la riunione di luglio del Consiglio europeo al fine di consentire l'avvio dei negoziati interistituzionali, per poi permettere la ratifica degli elementi chiave secondo le disposizioni costituzionali di ciascuno Stato membro.

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